ANNUNCIAZIONE Il viaggio della discordia

da Firenze
La «colonna sonora» di ieri mattina sono stati gli avvitatori dei tecnici. Prima hanno staccato il capolavoro dalla parete, poi hanno fissato i pannelli di protezione all’interno della grande cassa blu. L’imballaggio dell’Annunciazione, opera giovanile di Leonardo da Vinci, si è risolto in poco più di un’ora, ieri nella Galleria degli Uffizi, davanti a decine di giornalisti, fotoreporter e cineoperatori. Erano tutti lì per la grande tavola, dipinta tra il 1472 e il 1475, che oggi volerà a Tokyo per restarvi tre mesi facendo la guest star della mostra «La mente di Leonardo», inserita nel fitto cartellone della «Primavera italiana a Tokio». La costosa trasferta del capolavoro - e tutte le spese ad essa collegate - saranno sostenute da due sponsor prestigiosi, il colosso delle telecomunicazioni Nhk e il quotidiano Asahi Shimbun, che hanno assicurato il quadro per cento milioni di euro.
Per i prossimi tre mesi la nuova dimora dell’Annunciazione sarà nel Museo nazionale di Tokio; l’opera sarà protetta da un cristallo antiproiettile di 30 millimetri ed esposta nella stessa sala che 33 anni fa ospitò la Gioconda del Louvre. Stavolta le precauzioni per il viaggio sono da fantascienza. Una volta staccata dalla parete meridionale della sala degli Uffizi, il dipinto - 217 centimetri di larghezza per 98 di altezza - è stato inserito in una prima cassa chiusa con un pannello di legno recante agli angoli dei cuscinetti di etafon, prodotto antivibrazione di alta tecnologia, che poggiavano sulla cornice del quadro. Un secondo pannello d’alluminio (di ben 2 centimetri di spessore) ha chiuso la seconda cassa, costituendo una valida barriera alle escursioni termiche e igrometriche, che sono poi quelle che preoccupano maggiormente i tecnici responsabili della trasferta. Ed è proprio in questa cassa che sono state inserite due serie di sensori - una di fabbricazione italiana e l’altra giapponese - per la misurazione e l’invio di dati su temperatura, umidità, vibrazioni, scosse, urti. Durante il volo, per motivi di sicurezza, l’invio dei dati si arresterà, ma i sensori continueranno a registrare le variazioni, costituendo un valido insieme di dati sul comportamento del legno dipinto, in condizioni così diverse da quelle di un museo. Quindi, dopo un terzo pannello di styrodur (polistirene espanso per l’isolamento ternico), la cassa è stata finalmente chiusa.
Le assicurazioni sullo stato di conservazione dell’opera hanno spinto la sovrintendente fiorentina, Cristina Acidini, a non opporsi al prestito che comunque per il museo fiorentino non è «indolore» tant’è che dallo scorso luglio sono divampate polemiche e in tanti - dall’ex soprintendente Paolucci allo studioso di Leonardo Carlo Pedretti a Mina Gregori - sono scesi in campo per fermarlo. Contrario anche il direttore della Galleria, Antonio Natali. «Ci sono opere che per loro natura - ha ripetuto Natali più volte - si autoescludono dai prestiti. Senza contare che un articolo del Codice dei beni culturali - il 66, comma 2, lettera b - vieta il prestito, anche temporaneo, di «beni che costituiscono il fondo principale di una determinata e organica sezione di un museo». Tutto ciò è accaduto mentre dallo scorso novembre a Tokyo ha preso il via un’ampia campagna pubblicitaria in favore della manifestazione italiana, che aveva come «marchio» proprio l’immagine del dipinto di Leonardo. Infine la polemica ha avuto un’impennata ieri quando, nello stesso momento cui all’interno della Sala 15 degli Uffizi si svolgevano le operazioni di imballaggio, il senatore di Forza Italia, Paolo Amato, si è incatenato per protesta a una delle colonne del celebre loggiato del Vasari, spiegando in un volantino le ragioni del suo gesto. Polemica infondata secondo Zeffirelli e Sgarbi: «Ci sono tutte le garanzie di sicurezza».