Anoressia e bulimia: confronto tra esperti

La diapositiva si chiama «Passato Vs. Presente» e mostra la difficile situazione alimentare dell'essere umano contemporaneo. Lacerato tra il sistema geneticamente determinato di difesa del grasso corporeo e la doppia pressione mediatica: quella delle multinazionali del cibo che premono per il consumo di alimenti ad alto tasso energetico e quella che propone modelli di salute ed estetica improntati alla magrezza.
A sottolineare questo conflitto è lo psichiatra Stefano Erzegovesi, responsabile del Centro per i Disturbi Alimentari del San Raffaele di Milano, uno dei principali relatori del convegno Anoressia Bulimia. Il corpo come teatro della mente, che si è tenuto ieri a Milano alla Fondazione Cariplo a cura della Società Psicoanalitica Italiana e del Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti. La sala è colma perché i disturbi del comportamento alimentare sono in costante aumento - ultimo fenomeno ad affollare i reparti ospedalieri il binge eating, ovvero l'abbuffata compulsiva.
Aprono i lavori due importanti ospiti internazionali: la psicoanalista Dana Birksted-Breen e la psichiatra Colette Combe, che vedono il transfert psicoanalitico come risolutivo nella cura delle pazienti anoressiche e bulimiche. La Combe in particolare narra alcuni casi di madri anoressiche guarite ma incapaci di affettività equilibrata verso le figlie e dunque destinate a trasmettere ad esse la malattia. «E se avessero ragione le anoressiche?» è invece la chiave di lettura paradossale di Erzegovesi. «Se mangio poco sto bene», affermazione abituale delle anoressiche, trova conforto nella letteratura scientifica, basti pensare al «benessere da digiuno». Il rischio è oltrepassare il confine dell'obiettivo salute ed è in quel momento che si innesca il meccanismo dell'anoressia nervosa.