AnsaldoBreda in vendita parte il toto-acquirente

Anche nell’ultimo esercizio AnsaldoBreda, su un miliardo di fatturato ha perso circa 300 milioni. Ma la società, se non fosse appesantita da commesse sbagliate del passato (un solo contratto del 2000 con la Danimarca ha provocato 500 milioni di perdite) si potrebbe dire persino risanata: oggi ha un portafoglio ordini di 3 miliardi e in questi giorni sta cercando di portare a casa altre due commesse per metropolitane a Honolulu e Miami: 1,8 miliardi di dollari. Quando Giuseppe Orsi, l’ad della controllante Finmeccanica (proprio ieri «declassata» da Fitch), dichiara al Sole 24 ore che la società è in vendita, il primo pensiero va a Bombardier, il colosso canadese in consorzio con il quale AnsaldoBreda ha vinto la gara per i treni ad Alta velocità delle Ferrovie italiane: un contratto da 1,5 miliardi (60% AnsaldoBreda, 40% Bombardier) per un prodotto innovativo e in futuro esportabile. Bombardier, quando è stata chiamata in causa, ha sempre ufficialmente smentito interesse all’acquisto. Ma il business, in faccende di questo tipo, che hanno interesse di sistema, può essere influenzato in maniera determinante dalla politica.
Intanto i 2.400 dipendenti del gruppo italiano stanno facendo 22 giorni di cassa integrazione a rotazione all’anno, e si sta discutendo il possibile assorbimento di un’altra azienda ferroviaria italiana, Firema, in amministrazione controllata. Dunque, che cosa sarà venduto? AnsaldoBreda da sola o con Firema? Con i dipendenti in cassa? E per un eventuale nuovo azionista (Orsi, oltre a quello di Bombardier, ha fatto i nomi della spagnola Caf e di General Electric: ma perchè non pensare anche a gruppi cinesi o coreani?) trovarsi socio di Bombardier sarebbe un vantaggio o un disagio? E per Bombardier?
Il prezzo non è immaginabile; i conti sono in rosso e la società ha bruciato 800 milioni in sei anni, ma fra gli obiettivi a breve c’è anche la gara per i regionali delle Fs: una commessa da 1,5 miliardi per 90 treni che fa gola.