ANSELM KIEFER Mao, i fiori e i cannoni: la rivoluzione a Ovest

In una mostra alla Triennale Bovisa l’artista tedesco illustra la figura del dittatore e l’eredità in Occidente

Una lettura inedita del ruolo politico e culturale di Mao Zedong nella storia occidentale. È quanto si propone la mostra «Kiefer e Mao. Che mille fiori fioriscano» (Triennale Bovisa dal 16 febbraio al 30 marzo) in cui, attraverso una quarantina di opere, l’artista tedesco Anselm Kiefer analizza il significato storico della figura del dittatore cinese.
Artista di fama internazionale e personalità tra le più controverse del XX secolo, Anselm Kiefer è nato in Germania nel 1945: la seconda guerra mondiale è appena finita e il popolo tedesco, uscito sconfitto dal conflitto, attraversa un periodo di povertà e paura in cui tenta di riemergere dalla sue macerie. È in questo clima di forte disagio sociale e psicologico che vive Kiefer, autore eclettico e poliedrico, che riflette nella sua produzione artistica tutto lo sconforto dell’epoca. Le sue opere, di grande impatto emotivo, si interrogano sul significato della presenza umana nel cosmo, dando particolare rilievo ai valorosi condottieri del passato e affrontando tematiche universali, quali religione, simbolismo, miti e leggende.
Nel 1965 Kiefer inizia gli studi di legge, abbandonati però l’anno seguente per dedicarsi alla pittura e agli altri mezzi espressivi: fotografia, scultura, libri d’artista e installazioni. A caratterizzare la sua arte è l’interesse per le grandi questioni politiche e culturali. Kiefer ama le vicende «scottanti» e contestate, quelle che lo costringono a meditare: la storia è un passato fatto di errori, tragedie e pregiudizi che l’arte ha il dovere di affrontare per coglierne il vero significato, e la pittura è lo strumento privilegiato per indagare nella memoria storica.
È sulla base di questa convinzione, che, a partire dal 1998, Anselm Kiefer inizia ad analizzare artisticamente il significato del ruolo di Mao Zedong (o Mao Tse-Tung) (1893-1976). La prima tela dedicata al grande presidente della repubblica popolare cinese è Lasst tausend Blumen blümen (Che mille fiori fioriscano), un omaggio alla celebre frase da lui pronunciata nel 1956: «Che cento fiori fioriscano», in cui però l’artista tedesco - pensando agli epiloghi della sua politica - sostituisce «mille» a «cento». Lo sfondo paesaggistico ricoperto da fiori è una costante in questi quadri di Kiefer che riprendono le rappresentazioni della propaganda politica ufficiale dell’epoca e ritraggono il dittatore nei diversi momenti della sua vita: dai primi piani sorridenti ai ritratti più pensierosi, dagli esordi del giovane filosofo rivoluzionario fino al ruolo di autorevole leader militare. Alla figura, potente e austera, dello stratega cinese sono associati significati simbolici, come la presenza di mattoni che alludono alla Grande muraglia e alle altre smisurate imprese del popolo cinese. Il risultato è un’iconografia incentrata sul culto della personalità e sull’importanza storica e politica dell’uomo che, attraverso il suo regime, ha radicalmente segnato le sorti della Cina, influenzando anche le mentalità politica occidentale.
Kiefer e Mao.

Che mille fiori fioriscano
Triennale Bovisa
via Lambruschini 31
Dal 16 febbraio fino al 30 marzo
Orari: tutti i giorni, dalle 11 alle 24; chiuso il lunedì
Ingresso: 8-6-5 euro
Info: 02-724341