Ansia da quorum, Fassino aggredisce Casini

Francesca Angeli

da Roma

La libertà di coscienza, la libertà di scelta e la libertà di manifestarla per gli astensionisti non valgono. Almeno così sembra pensarla Piero Fassino che non riesce assolutamente ad accettare la decisione di non andare a votare al referendum abrogativo della legge sulla procreazione assistita del presidente della Camera, Pierferdinando Casini, e del presidente del Senato, Marcello Pera. Ma chi non andrà a votare, replica Casini, «non è un cittadino di serie B».
Fassino soprattutto non digerisce il fatto che le due massime cariche istituzionali abbiano reso nota prima la loro posizione, che oltretutto coincide in modo assai seccante per tutta la sinistra con quella del leader della Margherita, Francesco Rutelli.
E dunque dato che nessuno può costringere Pera e Casini a votare a Fassino non resta che svilire questa posizione. Prima di tutto accusa entrambi di aver suggerito l’astensione ai cittadini manifestando così «una minore responsabilità istituzionale». Poi asserisce di trovare «sgradevole che uomini con funzioni pubbliche in politica non partecipino al voto» perché si tratta, prendendo in prestito le parole di Gianfranco Fini, di «una scelta diseducativa». Infine bolla l’atteggiamento di Pera e Casini come «grave» ed «inaccettabile».
Accuse irricevibili per Casini che in tono pacato chiarisce che «gli astensionisti consapevoli non sono cittadini di serie B» e soprattutto che gli attacchi ricevuti non gli faranno «cambiare idea». Casini appare anche un po’ sorpreso dalla veemenza dei toni usati da Fassino, di solito più equilibrato. «Stimo molto l’onorevole Fassino, ma mi sembra che in questo caso abbia perso la sua consueta serenità - osserva Casini -. Né il presidente del Senato né il presidente della Camera hanno mai invitato i cittadini a non andare a votare ma entrambi hanno evidenziato la triplice possibilità che i cittadini hanno davanti: votare Sì, votare No o astenersi».
Al contrario del suo antagonista Casini, pur restando fermo nelle sue convinzioni, non critica il fatto che Fassino sia andato sopra le righe perché, spiega, «la trasversalità degli schieramenti sul referendum dimostra un’estrema vitalità democratica e anche le passioni che questo referendum è riuscito a sollevare» e quando ci sono «passione e vitalità democratica non è mai un brutto giorno». E a chi osserva che Alcide De Gasperi riteneva non votare «una viltà» perché «votare è un dovere, questo è un comandamento», Casini replica che «De Gasperi aveva assolutamente ragione ma si riferiva ad elezioni politiche in cui è sacrosanto votare».
E perché ritenga giusto astenersi Casini lo spiega in modo indiretto parlando di ricerca a Bologna. «Al centro dell’impegno della comunità scientifica e della politica occorre porre costantemente il primato della dignità della persona umana e dei diritti che vi si radicano - dice Casini -. L’uomo è sempre il fine e mai il mezzo di ogni attività di ricerca».
Parole al vento per Fassino che rilancia tutte le accuse assicurando di «essere sereno e pacato come sempre». «È Casini che fa confusione quando dice che ci sono tre opzioni: votare sì, votare no, astenersi - dice -. Perché invece le opzioni sono queste: votare Sì votare No e votare scheda bianca. L’astensione è sabotare il referendum è un modo per far fallire il voto».
Ma perché Fassino si scalda tanto? Probabilmente perché tutti i sondaggi e le previsioni indicano come quasi certo il mancato raggiungimento del quorum: la forchetta delle diverse rilevazioni oscilla tra il 40 e il 43 per cento dei votanti.
Gli abrogazionisti sperano in una sorpresa finale e confidano in Carlo Azeglio Ciampi. Non a caso anche Fassino lo indica come esempio da seguire. I referendari ritengono che come sempre il capo dello Stato si recherà al seggio domani mattina presto e che la sua immagine mentre vota rilanciata dai telegiornali potrebbe indurre molti cittadini a recarsi alle urne.