«Ansia da risultato Non aveva scappatoie ed è andata in apnea»

Leonardo Alloro è un neuropsichiatra infantile, docente in scienze del comportamento umano, specializzato in tecniche psicoterapeutiche brevi. Di Albinea, appassionato di sport e tifosissimo del Milan, per Aliberti ha appena pubblicato «Panico. Tsunami della mente».
Dottore, cosa si è guastato nella mente di Carolina Kostner per farla cadere a ripetizione?
«La ragazza è vulnerabile, non aveva vie di fuga, doveva vincere a tutti i costi, questo le ha comportato un'ansia elevata, come uno studente all'esame: è andata in apnea, era annebbiata, le sue chance così si sono ridotte di molto».
Schiacciata dall'obbligo di recuperare per una medaglia.
«Incidono i condizionamenti passati, le tante scivolate già patite sul ghiaccio, magari dimenticate dal pubblico anche per la seduttività del personaggio. I calciatori che sbagliano rigori in sequenza, se ne calciano uno nella finale di coppa dei Campioni è più probabile che ripetano l'errore».
Quali gli altri handicap?
«Doversi esprimere ad alti livelli per recuperare la credibilità di un tempo. Carolina veniva da un anno e mezzo in ribasso, a parte il titolo europeo, viveva questa costrizione di imporsi ad alti livelli. Non aveva scappatoie, o adesso o mai più, le serviva un lifting prestazionale».
L'ex sciatore Paolo De Chiesa sostiene che l'errore è stato a Torino 2006, quando il presidente del Coni Petrucci ne fece la portabandiera: a 19 anni, dopo appena un bronzo europeo e mondiale.
«Come donna immagine dell'Italia, era ancora più gravata psicologicamente. Chi non ha niente da perdere, perché figura anonima o secondaria, è meno tenuto a fornire grandi risultati. Inoltre esistono campioni abbastanza distaccati, come Roberto Baggio, a parte il rigore sbagliato nella finale del '94. Virdis era bravo a mettere a sedere il portiere avversario, mantenendo la freddezza in area, anche se come talento puro è stato inferiore a tanti attaccanti».
Da altoatesina, Carolina non dovrebbe essere fredda?
«La geografia non basta a garantire questa connotazione. All'Inter Bergkamp aveva paura dell'aereo, partiva due giorni prima, da solo, per le trasferte lontane. Lo stesso Van Basten per un certo periodo ha temuto i viaggi aerei. E l'Olanda è certamente più a Nord del Tirolo».
Il suo viso tradisce insicurezza?
«No, anzi, il corpo è piuttosto in carne, rispetto ad altre atlete, questo parrebbe positivo».
Come proseguirà la carriera?
«In teoria quando si tocca il fondo non si può che risalire. Però rischia la teoria dei riflessi condizionati di Pavlov: ogni caduta è accompagnata da un richiamo emotivo. Speriamo si riscatti già ai mondiali di Torino, fra un mese. Sbagliare è umano, anzi è un diritto, perpetuare l'errore nello sport però è deleterio».