Ansia, stress e bulimia si combattono con la terapia strategica

Al Palamontepaschi di Chianciano Terme (SI) fino al 14 novembre si tiene il primo congresso mondiale di Terapia Breve Strategica e Sistemica e Problem Solving Strategico. Metodo che si risulta efficace nell'88% dei casi, senza ricorrere ai farmaci

Disturbi d'ansia, disordini alimentari, dipendenze, depressioni gravi, ma anche dinamiche aziendali malate, stress da crisi economica, difficoltà nella gestione delle risorse umane: si curano con la Terapia Breve Strategica e Sistemica. Non solo la terapia e il Problem Solving Strategico registrano una percentuale di successo altissima e in continua crescita per la soluzione di un ampio spettro di problemi, senza ricorrere nemmeno ai farmaci. Di Terapia Breve Strategica e Sistemica e Problem Solving Strategico se ne parla al Palamontepaschi di Chianciano Terme (SI) fino al 14 novembre in occasione del primo congresso mondiale. Il convegno, promosso dal «Brief Strategic and Systemic Therapy Network", è organizzato da STC Change Strategies, in collaborazione con il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, fondato nel 1987 dal professor Giorgio Nardone e Paul Watzlawick.
I lavori si sviluppano intorno a due aree principali di discussione: nei primi quattro giorni (dal 10 al 13) saranno presentate le più importanti evoluzioni in ambito clinico, mentre il 14 novembre sarà dedicato alle patologie manageriali e alle disfunzioni dei sistemi organizzativi con temi di grande attualità, sia legati agli effetti della crisi economica sia all'importanza sempre crescente della psicologia e del problem solving in campo lavorativo. La quarta giornata del convegno sarà anche occasione per premiare due problem solver ad honorem: Giulio Tremonti «Miglior Problem Solver Strategico anno 2010» e Matteo Renzi, sindaco di Firenze «Miglior Comunicatore Strategico Italiano anno 2010».
Il convegno sarà articolato in simposi, workshop e lectures tenuti da esponenti di spicco della comunità accademica e terapeutica, da specialisti di comunicazione e problem solving, ma anche da top manager e specialisti nel campo delle risorse umane. Da Helm Stierlin a Mony Elkaim, da Pasquale Marchese (Responsabile nazionale mercato privati di Poste italiane s.p.a.) a Francesca Carimati (Human Research Manager di Mediaset).
Ci sono voluti oltre vent'anni per messete a punto il metodo, che ha portato a una vera e propria tecnologia del cambiamento, flessibile e adattabile a ogni singolo caso. Tra gli ambiti di applicazione la terapia di coppia, patologie da attacchi di panico, disturbi dell'alimentazione, l'approccio nei confronti della violenza verso gli altri o verso se stessi, la cura della dipendenza da Internet. Non tutti sanno, invece, che grazie alla Terapia Breve Strategica si può raggiungere l'"estinzione" in tempi rapidi di disturbi radicati anche da anni. Nella maggioranza dei casi la patologia si sblocca entro le prime quattro o cinque sedute. A questo cambiamento corrisponde il recupero della fiducia nelle proprie risorse personali.
La Terapia Strategica è un intervento terapeutico che mira alla ristrutturazione delle modalità attraverso le quali ognuno costruisce la realtà che poi subisce. L'approccio strategico non è soltanto un modello terapeutico, ma anche una vera e propria scuola di pensiero su come ognuno si relaziona con se stesso e con gli altri, sia nell'ambito relazionale ristretto che nell'ambito manageriale e organizzativo.
Per quanto riguarda gli effetti della cura lasciate parlare i numeri. Secondo gli studi condotti dal gruppo di ricerca del Centro di Terapia Strategica diretto da Giorgio Nardone (che comprende 107 Centri affiliati) dal 2000 ad oggi su un campione di 21.200 casi trattati, la riuscita, in generale attorno ai tre mesi di trattamento, è superiore al 88% con punte del 95% per alcune patologie specifiche. Significativo, inoltre, è lo «sblocco» del problema entro la terza seduta per il 40% dei pazienti. Tutto questo, naturalmente, senza l'utilizzo di farmaci. Né per attacchi di panico, né per depressioni, bulimie o anoressie. Questo è un aspetto dell'intervento strategico estremamente importante considerato il fatto che il 70% dei pazienti arriva al C.T.S. con alle spalle anni di terapie fallimentari.