Ansie e bagagli, partire è sempre un’odissea

Igor Principe

Dall'anno della sua fondazione - il 1951 - e per i successivi sedici anni è ritenuto il più importante tra i premi nazionali per i pittori non ancora trentenni. Nel palmares figurano nomi quali Guerreschi, Celiberti, Recalcati, Ossola. Poi accadono due eventi. Uno è il successo della manifestazione, che porta sempre più artisti a competervi e, giocoforza, ad adattare le procedure su un'organizzazione più complessa. L'altro è la morte, nel 1968, del suo fondatore, padre Angelo Favaro; anima della rassegna, senza la quale proseguire pare una forzatura. Così, si decide una sospensione.
Due anni fa, il premio Arti Visive San Fedele è ricomparso sulla scena culturale milanese. Non che se ne fosse del tutto andato: nei 34 anni che separano la «prima era» dalla seconda si erano tenuti tre momenti informali, concepiti per aggregare giovani artisti intorno ad un tema e promuoverne le opere. Con la passata edizione, lo spirito originario del premio ha riacquistato tutta la forza che l'aveva portato a essere, s'è detto, il principale momento di visibilità per giovani artisti. Giovedì, alla Galleria San Fedele (via Hoepli) si inaugura la mostra conclusiva dell'edizione 2005-2006, dedicata, fino al 15 luglio, a un tema eterno nella filosofia delle arti: il viaggio. Ventisei gli autori di cui verranno esposti i lavori, dai quali emerge di primo acchito quanto il termine «arti visive» si sia evoluto al punto da polverizzarsi in decine di particelle, ognuna delle quali rappresenta un definito medium artistico.
Nato come premio per la pittura, il San Fedele ospita adesso davvero di tutto: scultura, stampe digitali, stampe su vetro, installazioni. Un'opera è addirittura un sito internet. Lo ha realizzato Viola Cajo De Cristoforis, si intitola www.ilviaggiodimissblanket.net e racconta con immagini, video, un blog e aforismi il peregrinare di tale, appunto, Miss Blanket.
Il vincitore è invece Domenico Buzzetti con il video «Don't travel with heavy luggage», albionico invito a non viaggiare trascinandosi dietro bagagli pesanti. Circa tre minuti e mezzo di immagini, che gli sono valse il premio per aver ragionato non tanto sull'idea del viaggio, quanto su ciò di cui mai ci priviamo nel momento in cui si tratta di partire. E cioè il bagaglio, che nella visione di Buzzetti diventa fardello. Uno stato dell'anima in continuo ballottaggio tra la tensione verso l'ignoto, che porta a lasciarsi alle spalle i legami materiali, e le esperienze di volta in volta accumulate sotto forma di ricordi pesanti come pietre. Per esprimere quest'altalena di sentimenti l'artista si affida a un montaggio serrato e a inquietanti musiche da carillon, sulle quali scorrono immagini di viaggi di pendolari, pasti frettolosi e alienanti routine. Tutt'altro che ordinaria, ma spaventosa in ugual modo, è l'opera della trentenne cubana Yamilé Barceló Hondares, secondo premio: «Se potessi andare via da questo tempo immobile... », un dittico video-fotografia in cui si racconta il sogno inespresso di una fuga da un Paese - Cuba - al contempo amato e odiato.
Scrigno di infinite metafore, il tema di questa edizione ha suggerito idee tra le più disparate. Due tra tutte: Tomy Tanaka ha raffigurato un seme d'oro da cui nasce un piccolo ramo, evidente richiamo a quel viaggio di cui tutti siamo protagonisti chiamato vita; Nicola Vinci ha invece preferito ragionare sul ritorno di un soldato da un teatro di guerra. Petto decorato e sguardo tra l'orgoglioso e lo sconcertato, il protagonista si muove tra un passato di rovine e un futuro che gli si manifesta come l'affascinante profilo di una donna in una candida veste bianca.