Anti femministe alla riscossa "Basta carriera, torniamo dai mariti"

La provocazione di una scrittrice americana: meglio stare a casa, così aiutiamo gli uomini a guadagnare di più. <strong><a href="/a.pic1?ID=332881">Fiona May: &quot;Io lavoro anche con il pancione&quot;
</a></strong>

Milano - Fuori moda. È la parola d’ordine: il vanto delle anti femministe, quelle che amano fare un tuffo nel passato, col salvagente. Che sono orgogliose di sbandierare l’amore per i figli, le manie casalinghe, la devozione al marito, il disinteresse per il lavoro. Anzi, un mestiere l’hanno pure trovato: stare a casa e aiutare il compagno a fare carriera. Un sacrificio, quindi, ma fino a un certo punto, perché il ritorno alla famiglia vecchio stile aiuterebbe le finanze di tutti. Megan Basham, americana, ne ha fatto una tesi e un libro, Beside every successful man: a woman’s guide to having it all, che, più o meno, è l’antico detto: dietro a ogni grande uomo c’è una grande donna. Lei, Basham, si vede proprio così: la Lady Macbeth non sanguinaria dietro ai successi del marito, che ha aiutato a diventare un volto televisivo nel campo delle previsioni meteorologiche.

La carriera di Mr Basham sarà forse discutibile ma, intanto, Beside every successful man è diventato, appunto, un successo. Piace alle donne stufe degli slogan femministi, alle carrieriste pentite, alle aspiranti casalinghe. Perché, in fondo, stare fra le mura domestiche è ormai un lusso: chi può permettersi di vivere con un solo stipendio e pagare l’affitto, l’asilo, la scuola, la spesa, le vacanze e gli extra? Megan Basham ha le cifre: gli uomini le cui mogli non lavorano guadagnano il 31 per cento in media in più dei single; un valore che scende al 3,4 per cento se la donna lavora. Per non parlare di cura dei figli e stabilità della relazione: se lei se ne sta a casa, la probabilità che il matrimonio finisca in divorzio è molto inferiore.

Jemima Lewis, opinionista del Guardian, ieri insinuava che la signora Basham sia molto più in carriera del marito. E che il suo look abbia poco da spartire con quello di una donna di casa quanto, piuttosto, con lo stile hollywoodiano di una casalinga disperata. Ma l’anti femminismo è ormai un fiume che raccoglie di tutto. C’è la corrente di sapore biblico che si è raccolta a Chicago lo scorso autunno, per la True Women Conference, il «convegno delle donne vere», sostenitrici della società patriarcale; c’è quella cinico-politica alla Ann Coulter, polemica di mestiere; quella sacrificale delle Taken in hand («prese per mano»), che teorizzano la sottomissione totale. C’è Laura Doyle, che si proclama femminista, ma ha scritto The surrendered wife, cioè la donna arrendevole, che consegna il controllo della vita domestica al marito per garantire l’armonia. Anche Doyle è bionda, elegante e scrittrice di successo. In nome dell’anti femminismo sono nate associazioni e riviste, sono state recuperate vecchie icone, ben ripulite e lucidate: signore cotonate, massaie perfette, donnine bon ton. Sono riapparsi manuali dell’altro secolo, come la Grande enciclopedia della donna. Quando era comparsa, a fascicoli, negli anni Sessanta era stata travolta dalla storia, piccola e grande, della rivoluzione femminile. Oggi è guardata con curiosità, condiscendenza ma, anche, un pizzico di nostalgia: perché nessuna sarà mai più così perfetta, nemmeno le principesse sono più quelle di una volta.

Basham sostiene di non essere proprio anti femminista: lei è per la «scelta», perché non tutte debbano seguire lo stesso percorso. Ricorda la retromarcia di un’ex paladina dell’emancipazione, Rosie Boycott: «Per il nostro modo di pensare cucinare era per persone frivole e politicamente pericoloso. Ma ci sbagliavamo». Forse Basham vuole solo provocare, perché le donne non si sentano più obbligate a essere lavoratrici in carriera, mogli inappuntabili, madri premurose, casalinghe efficienti, figlie attente, amiche presenti e, dopo tutto ciò, colpevoli se non ci riescono, o perdono senno e sonno per riuscirci. Forse, a mali estremi, estremi rimedi. Che guadagni lui, lei lo aiuterà. Anche se così, in fondo, sarà sempre lei il capo, sotto sotto.