Anti-islamismo: è febbre alta Un italiano su tre ora ha paura

Europei spaventati dalla minaccia musulmana. Uno studio: sono gli inglesi i più diffidenti, seguiti dai nostri connazionali

«La presenza di musulmani nel proprio Paese rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale: in Italia ne è convinta più di un terzo della popolazione, una percentuale seconda solo a quella della Gran Bretagna dove si arriva al 38 per cento». È il risultato di un sondaggio pubblicato ieri sul Financial Times sull’atteggiamento degli europei nei confronti degli islamici: e quello che emerge è paura. Gli europei si sentono minacciati, guardano con diffidenza, trattengono il respiro e restano in ascolto con le orecchie tese. Temono l’aggressione di chi invoca Allah, di chi si è inventato moschee nel retro delle botteghe, di chi non permette ai figli di vestire all’occidentale. È paura di aprire le porte al vicino.
È l’idea del nemico in casa che entra silenziosa e costante, quotidiana, incuneata nelle pieghe di un volto, di un vicino, di una fede diversa, di una lingua incomprensibile. Notizie che rimbalzano e riecheggiano, attentati, l’ansia di attacchi, la diffidenza e la curiosità che diventano sospetto. Dal sondaggio emerge che siamo tutti più diffidenti. Inghilterra, Italia, Germania, Spagna, Francia e un solo denominatore comune: l’Islam è una minaccia. È l’ambizione del sogno europeo, liberale e democratico, quello che vive sulla carta dei trattati, che si scontra con una realtà più dura e concreta. Questo è il problema. A dispetto di un’idea di Europa sempre più aperta e allargata, tra le gente vince l’idea della chiusura. Al sogno europeo intanto bussano altre Repubbliche balcaniche, Ucraina, Turchia e altri Paesi non europei che chiedono di diventare Stati membri di un’Europa che rischia di implodere su se stessa; ma che inizia a zoppicare quando si parla di identità e unità.
Sulla base dei dati raccolti fra il primo e il 13 agosto scorsi, attraverso interviste a 6.398 adulti di Regno Unito, Italia, Spagna, Germania, Francia e Stati Uniti, sono appunto i sudditi di Sua Maestà i più diffidenti nei confronti dei seguaci del Corano. In Francia, al contrario, la percentuale di chi considera i musulmani una minaccia scende al 20 per cento. Persino negli Stati Uniti, nonostante gli attentati dell’11 settembre 2001 e gli anni di guerra al terrorismo in Medio Oriente, la percentuale dell’ostilità anti-islamica non supera il 21 per cento.
A diffondere la paura in Gran Bretagna, suggerisce il giornale londinese, sono stati soprattutto gli attacchi terroristici del 7 luglio 2005, e tutto ciò che è accaduto dopo: allarmi su allarmi, fino all’assalto all’aeroporto scozzese di Glasgow. Il risultato è che proprio oltremanica, nella terra simbolo della società multietnica, «solo il 59% dei britannici ritiene sia possibile essere allo stesso tempo musulmani e cittadini del proprio Paese». In Francia, Germania, Spagna e Italia sono meno integrati e più ottimisti.
Di rimbalzo, un rapporto realizzato dalla «Human Right First» conferma il sondaggio del Financial Times: i crimini legati all’odio sono in aumento in moltissime zone europee. I sentimenti di islamofobia persistono. E si registrano, oltre ai casi quotidiani di molestie e intimidazioni, impennate di violenze dopo gli attentati del 7 luglio 2005 a Londra. Maireen Byrnes, direttore esecutivo di Human Right First, sintetizza così la questione islamica: «Le violenze motivate dai pregiudizi rimangono un problema grave in Europa». «Mentre pochi Paesi come Francia, Germania e Regno Unito hanno iniziato a monitorare sistematicamente i crimini - spiega - la maggior parte dei governi non raccoglie nemmeno le statistiche basate sul problema». La malattia delle élite politiche europee si chiama indifferenza.