Anti-Veltroni, supervertice di Forza Italia

Claudia Passa

Mentre il Grande Centro capitolino porta avanti le sue manovre tattiche, per tracciare l’identikit dell’anti-Veltroni da schierare alle comunali-2006 Forza Italia decide di volare alto, puntando sulla strategia. L’appuntamento è per la prima settimana di settembre, quando attorno a un tavolo siederanno gli stati generali azzurri al gran completo: consiglieri, parlamentari e persino il ministro dell’Interno Beppe Pisanu nella veste di «militante ed eletto». Nel summit, spiega il coordinatore della campagna elettorale nel Lazio Giorgio Simeoni, «definiremo la strategia, valuteremo l’ipotesi delle primarie e magari esprimeremo anche il candidato. Puntiamo all’unità della Cdl - mette in chiaro Simeoni - che a Roma e nel Lazio è viva, e non scartiamo neanche l’idea delle primarie per scegliere l’uomo giusto».
L’annuncio ha il sapore del definitivo. Par di capire, insomma, che da qui al D-day di settembre Forza Italia abbia deciso di chiudere i rubinetti delle esternazioni più o meno incontrollate, e sottrarsi al toto-candidato che, fra le proposte serie, sembra a tratti scivolare in una nebulosa che oscilla fra l’autoreferenzialità e la gara a chi la spara più grossa. L’imbarazzo di una discussione a mezzo stampa che rischia di avvitarsi su se stessa lo esprime Fabio Rampelli, capogruppo di An alla Pisana, per il quale «avrebbe avuto un senso lanciare lo sfidante di Veltroni prima della pausa estiva, ma la Cdl non ce l’ha fatta. Ora rischiamo di rasentare il ridicolo. Ritengo ottime le proposte fin qui emerse - specifica diplomaticamente Rampelli -, ma ad agosto l’unico candidato sindaco che mi sento di avanzare è Gino il bagnino: ieri ha anche salvato una ragazza che stava per affogare...». L’esponente di An chiede dunque «una proposta seria», ovvero «uno schieramento ampio che abbia come obiettivo introdurre le primarie nella legge elettorale».
Manco a farlo apposta, mentre An invitava gli alleati ad un riflessivo silenzio, al «centro» l’uscita di scena del ministro Baccini ha aperto il campo all’assist lanciato da Armando Dionisi, capo della segreteria politica dell’Udc, al collega di partito e consigliere regionale Luciano Ciocchetti, fino a ieri assiduo «commentatore» delle sorti altrui: «Ha sempre vinto le sue campagne elettorali - questa la frecciata di Dionisi -, sì alle primarie come facemmo nell’ordine con Moffa, Tajani e Storace». Ciocchetti non se l’è fatto ripetere due volte, e dopo il rammarico di rito per il «no grazie» di Baccini ha ringraziato l’Udc e s’è detto «a disposizione del partito e della Cdl». Poi ha ironizzato sulla scia del suo «promoter», dando il suo assenso alle primarie «come facemmo nell’ordine con Moffa, Tajani e Storace perché comunque non abbiamo paura». Forse un modo per ricordare agli alleati che stavolta, dopo tre sconfitte targate An-Fi, la candidatura tocca all’Udc? Parrebbe di sì a leggere una nota di Gianfranco Bafundi, capogruppo centrista in Campidoglio, che per la poltrona di Veltroni auspica «un moderato che rappresenti il centro».
Di centro in centro il senatore Mauro Cutrufo, vicesegretario della Democrazia cristiana, si allinea alla chiamata alle armi nazionale, e al summit settembrino di Forza Italia risponde lanciando l’idea di una tavola rotonda sul tema, riservandosi la possibilità di esprimere «una candidatura autorevole e credibile» targata Dc. Veltroni, dal canto suo, sta in finestra e tace. Preferisce restare a guardare le mosse degli avversari, senza proferire verbo sulla dura competizione elettorale per la (ri)conquista del Campidoglio che lo vedrà protagonista. O forse no.