Antibiotici, istruzioni per l’uso

È possibile vincere le resistenze dei microorganismi adeguando la terapia allo stato di salute del malato

Ignazio Mormino

L’evoluzione di molte malattie infettive sorprende e preoccupa la classe medica. Un recente convegno milanese promosso dalla Bayer ha affrontato l’argomento, presentando l’ottava edizione del volume «Chemioterapici antiinfettivi e loro impiego razionale» del compianto professor Bassetti, uno dei maestri dell’infettivologia in Italia.
Ad aprire i lavori è stato chiamato un altro grande: il professor Mauro Moroni, cattedratico nell’Università di Milano e pioniere degli studi sull’Aids, una patologia che fu erroneamente scambiata (ma non da Moroni) per la peste. Il famoso infettivologo ha ricordato la gioia seguita alla «vittoria» sul vaiolo, che aveva spaventato il mondo. Pacatamente, Moroni ha riconosciuto che il progetto di debellare anche la difterite, il tetano e altre gravi malattie infettive è fallito.Tra le «nuove patologie» ha ricordato appunto l’Aids e la sua rapida diffusione. Fa ancora vittime nei Paesi sottosviluppati ma in Europa ha perduto buona parte della sua forza d’urto.
Non lieto il bilancio generale: ogni anno, nel mondo, 13 milioni di decessi sono da attribuire alle malattie infettive, seconda causa certa di morte, Una spiegazione può essere data sul piano storico: «I microorganismi sono più vecchi di tre miliardi di anni rispetto all’uomo; sono quindi più esperti. Inoltre fino a oggi sono state identificate solo il due per cento delle specie microbiche esistenti. Nuove specie, prima o poi emergeranno».Dopo Moroni ha parlato il professor Claudio Viscoli, autore della prefazione che apre l’attuale edizione del volume del professor Bassetti, cui è succeduto nella cattedra genovese. «L’antibioticoterapia - ha detto - segna il passo: la ricerca di nuove molecole rallenta e ciò deve preoccupare l’intera comunità scientifica, ma anche la società nel suo insieme».Che cosa opporremo alle infezioni sostenute da patogeni sempre più resistenti? Questa domanda aveva assillato anche il professor Bassetti, il quale - nei suoi interventi congressuali e prima ancora nel suo libro - aveva sostenuto che molto spesso la mancata efficacia degli antibiotici dipendeva dal loro cattivo uso. «Siamo ancora in tempo - aveva affermato - per difendere l’attività di alcuni farmaci e per ridare vigore ad altri; ma ci deve essere data la possibilità di diffondere tra i medici una nuova educazione sull’uso degli antibiotici».Il dottore Matteo Bassetti, figlio del professore e anch’egli infettivologo, ha confermato che il libro di suo padre rappresenta un testo classico che è utile agli studenti ma anche ai media, che ne parlano come di una «guida» preziosa per la conoscenza degli antibiotici, dei loro percorsi, della loro pericolosità.
Attraverso quest’opera, una specie di Bibbia dell’infettivologia, i medici sono in grado di comprendere come nascono e come crescono i microorganismi e combatterli nel modo più efficace. Concordi i presenti: il professor Bassetti non poteva lasciare eredità migliore.