Un’antica Roma rivista (e scorretta) in stile «Dynasty»

Se fosse vero quanto rivelato da Guia Soncini del Foglio, ci sarà da ridere quando Rome, che poi sarebbe la costosa serie sull’antica Roma targata Hbo, arriverà sulle reti Rai. Sembra infatti che il gran capo della fiction, Saccà, «per non far respingere il prodotto da un pubblico largo», abbia concordato con i produttori il rifacimento di alcune scene ritenute «indigeribili» dagli italiani. E così niente rapporti omosex tra il giovane Ottaviano e il più maturo Cesare: al posto dei mugolii di piacere, provenienti dal talamo e commentati salacemente, gemiti di dolore per via di una crisi epilettica che avrebbe colpito l’imperatore. E che dire di quella vistosa scritta sui muri: «Cesar fellator»? Resterà, sarà sforbiciato via o addolcito/tradotto con un eufemismo italiano? Naturalmente Rome è stato pensato per il pubblico anglosassone: il quale, nostalgico del Caligola di Brass-Guccione, esige sesso, parolacce, violenza, intrighi alla Dynasty, strizzatine d’occhio e matrone che dicono «voglio il divorzio».
Il kitsch va benissimo, e magari Rome diventerà serie di culto: di quelle che si guardano in gruppo per sghignazzarci sopra, organizzando serate ad hoc, come succede con Sanremo. Ma il ritocco, vi prego, no. Invece la Hbo sta rifilando a tutte le reti generaliste la versione purgata. Urge confronto sinottico. O un’appendice con Califano che legge Trilussa: «Prima de parla’ de li romani/ un’antra vorta sciaquete la bocca!/ N’hai vomitate, giù! Tocca a chi tocca!/ Senza pietà, perdio! Manco a li cani!».