Fra antiche monete si rivede il «Genovino»

Il patrimonio numismatico del Gruppo Carige è certamente di grande valore, tantoché su questo ampio patrimonio è stato realizzato un volume che contiene appunto uno scenario straordinario di monete, pesi e bilance monetali ed inoltre presenta anche altri strumenti utilizzati dagli antichi coniatori.
I curatori del volume sono Lucia Travaini e Rossella Pera.
Il libro offre una panoramica della collezione dell'istituto di credito, la più completa raccolta esistente di monete emesse dalla Repubblica di Genova, con oltre 1.300 pezzi conservati in ottimo stato, raffigurate a grandezza naturale. Avviata nel 1966, con l'acquisto di alcuni esemplari per abbellire le teche del piano nobile della nuova sede di Via Cassa di Risparmio, la raccolta numismatica si è arricchita negli anni con l'acquisizione dei 925 pezzi del fondo del Senatore Gavazzi, della collezione Fasciolo e di altre raccolte meno numerose.
La galleria fotografica del volume si apre con la moneta più antica, risalente proprio agli albori dell'attività di monetazione della città marinara. Si tratta del Denaro di Genova in lega mista argento e rame coniato nel 1139, data del Diploma Imperiale con cui Corrado III concesse alla Superba la facoltà di battere moneta. Le pagine del volume ripercorrono secoli di storia restituendo immagini e iconografie che hanno accompagnato la vita della Superba. Si passa dalle monete del periodo dei Dogi e dei Capitani del Popolo, a quelle delle dominazioni francese e viscontea, della repubblica oligarchica e di quella rivoluzionaria e giacobina, fino ai 10 soldi in argento della breve stagione dell'ultima Repubblica Genovese, sorta nel 1814 e tramontata nell'arco di 6 mesi, cancellata dagli equilibri decisi al Congresso di Vienna.
Ammiriamo così Denari, Ducati e Genovini con raffigurato il Castello, o porta urbica, immagine di grande potenza, non solo simbolica, che dal Medioevo distinse le emissioni della Superba fino al 1637, anno a partire dal quale venne sostituito dall'immagine della Vergine, incoronata Regina della Città. Affascinanti, oltre ai pezzi più antichi, sono le monete coniate dalle zecche collegate, sia quelle delle colonie del Mar Nero che quelle dei cosiddetti «Feudi Imperiali», territori della Riviera o del Basso Piemonte dati in feudo alle nobili famiglie della repubblica oligarchica. Le prime, spesso coniate con suggestivi motivi bizantineggianti, ci riportano all'epopea della repubblica marinara mentre le seconde riconducono ai fasti e allo spirito mercantile di Genova cinque-seicentesca, capitale finanziaria d'Europa. Motivo di forte prestigio, testimoniato dalle splendide decorazioni che impreziosiscono le emissioni celebrative dei feudi, il diritto di conio rappresentava anche una fonte di notevole redditività, talvolta ai limiti della legalità. Significative sono a riguardo le serie di luigini «liguri» presenti nella collezione di Banca Carige, emessi dalle zecche feudali di Loano, Arquata, Seborga, Torriglia, Tassarolo. Si tratta di veri e propri falsi d'antan, contenenti una quantità di metallo nobile inferiore al nominale, che invasero i mercati europei e medio-orientali dando vita a quella che Carlo M. Cipolla definì «la truffa del secolo», circuito colossale di monete contraffatte che suscitò persino la reprimenda delle Gerarchie ecclesiastiche.