Gli antichi moli del porto abbandonati in discarica

I resti dello scalo «parcheggiati» sulla strada di sponda del Polcevera tra Pontedecimo e Bolzaneto

Federico Casabella

«Ecco qui come sono finiti mille anni di storia genovese», è un panorama desolante quello che mostra Lorenzo D'Antona, il lettore che ha segnalato la sua curiosa scoperta: parte del vecchio molo del porto di Genova. D'Antona, non è un archeologo né di professione né per passione, ma un comune cittadino che, passando con la sua auto in una strada che frequenta abitualmente, si è reso conto del luogo dove il Comune ha «parcheggiato» una parte dell'antico porto di Genova nell'epoca medievale.
In un'aiuola spartitraffico sulla strada di sponda del Polcevera che unisce Pontedecimo e Bolzaneto, all'altezza del quartiere di San Quirico, Lorenzo D'Antona si è accorto della ingombrante presenza di una decina di blocchi del vecchio approdo marittimo genovese, abbandonati da anni in questo tratto di strada dove le macchine sfrecciano troppo veloci perché qualcuno si soffermi a guardare cosa giace in quello spazio.
Proprio a pochi metri dove l'Amiu ha costruito una delle sue Isole ecologiche, il Comune ha sistemato una sua discarica abusiva, comprendente un pezzo di storia genovese. «Questi sono i resti del vecchio porto di Genova che furono scoperti durante i lavori per il sottopasso di Caricamento - denuncia D'Antona -. All'inizio degli anni '90 i cantieri per la costruzione del sottopasso furono bloccati per intervento delle Belle Arti proprio per il ritrovamento della vecchia struttura che ha un notevole valore storico».
Per avvallare la sua tesi, il nostro lettore ripercorre la cronologia degli eventi: «Per fare in modo che i lavori proseguissero, era stato imposto al Comune un intervento di smantellamento provvisorio per fare poi in modo e maniera che l'antica costruzione tornasse al suo posto, magari a decorazione della nuova struttura - prosegue -. I reperti vennero trasportati provvisoriamente in questo sito, ma nessuno ha più provveduto a ricollocarli».
E per sradicare il molo dalla sua zona originaria, tagliarlo in blocchi, cementarlo esternamente per evitare frammentazioni, i costi devono essere stati elevati ma, a distanza di quindici anni, tutto è abbandonato sul ciglio di una strada.
I massi, per evitare che il trasporto li potesse danneggiare, erano inizialmente racchiusi in imballaggi di legno isolati con strati di polistirolo e gomma piuma e bloccati da un'ossatura costituita da tubi di ferro che ancora sovrastano, ormai ossidati, le scogliere a scarpa.
Oggi, lo spettacolo che si presenta davanti agli occhi è desolante: nessuna cassa di legno ha resistito al tempo, gli arbusti si sono fatti strada ed hanno occupato l'approdo abbandonato, ulteriormente danneggiato da rifiuti d'ogni tipo. «Chissà quanti miliardi sono stati spesi per trasportare questo monumento. - si chiede D'Antona - Perché il Comune non ha provveduto a ricollocarli come era stato detto all'epoca e che ruolo di tutela dell'opera è stato svolto dalle Belle Arti?». Un interrogativo più che lecito, agli enti interessati la risposta.