Anticipi salariali, il fallimento di Montezemolo

Ma dove stanno andando le relazioni sindacali italiane? Che un imprenditore preoccupato per l’azienda dia un po’ di soldi prima degli accordi contrattuali, è comprensibile. Si sono già viste iniziative separate tese ad addolcire non solo sindacati radicalizzati, ma anche posizioni rigide nel fronte imprenditoriale. Un tempo l’Intersind, organismo sindacale delle imprese pubbliche, agiva così nei confronti di Confindustria: faceva accordi separati e indeboliva il «fronte padronale».
Quello che appare strano è che gli spiazzamenti provengano dall’azienda presieduta dal presidente di Confindustria (con Sergio Marchionne che offre un acconto di 30 euro ai dipendenti Fiat) e dalla Brembo, il cui proprietario è responsabile delle relazioni sindacali del sistema confindustriale. Quando la mossa l’ha fatta Marchionne molti si sono detti: forse non ha neanche informato Luca Cordero di Montezemolo, che peraltro non pare interessato alle cose di merito confindustriali. Si sa come è fatto Marchionne: è sbrigativo, vuole modernizzare le decrepite relazioni sindacali del gruppo e teme una radicalizzazione delle lotte in un momento strategico per la Fiat. Comunque l’irritazione tra le imprese metalmeccaniche è stata forte. Il direttore di Federmeccanica è arrivato a dire sulle scelte del Lingotto che «si tratta dell’iniziativa di solo uno dei nostri associati». Come se un vaticanista dicesse: «Alcuni preti tra i quali il Papa».
Alberto Bombassei è un caso diverso: è tra i più esperti nelle trattative, fine teorico di un nuovo tipo di contrattazione, da sempre uomo del «sistema». La sua scelta di dare subito 43 euro non può passare come istintiva. E di fatto, dopo averla annunciata quasi insieme alla Fiat sul Corriere della Sera, ha rinviato la decisione di qualche giorno e poi ha aumentato la cifra dell’anticipo. Dietro il suo atteggiamento non può non esserci anche un indirizzo strategico, una presa di distanza dalle posizioni non del tutto efficaci di Federmeccanica sul sistema di contrattazione aziendale (a cui l’aumento «separato», soprattutto quello meditato di Bombassei, allude). E il leader della Brembo quando ha deciso, conosceva i malumori degli imprenditori metalmeccanici. Si legga sul Sole 24 Ore del 30 ottobre la presa di posizione critica di Ivano Corghi, presidente del gruppo meccanico di Assindustria di Reggio Emilia. Si rifletta sul riserbo di Massimo Calearo (anche se il suo grande sostenitore, Nicola Amenduni della Valbruna, ha dato ai dipendenti 50 euro di anticipo).
Che conseguenze avranno questi «anticipi»? Da una parte appaiono una sorta di rinuncia del partito Fiat-Fiat (di Marchionne ma anche di Bombassei) alla leadership di Confindustria: chi ha grandi responsabilità guida i soci, non li sfida con comportamenti autonomi.
Si possono apprezzare gli intenti di Bombassei ma contraddicono in parte il suo ruolo. Ma se si può parlare di ritirata del partito Fiat-Fiat, ci si trova di fronte, dall’altra, alla catastrofe della presidenza Montezemolo, incapace di garantire il minimo coordinamento, a partire dalla Fiat, dei soci che dovrebbe rappresentare.