Anticonformisti alla moda

Sono nato e cresciuto in un’epoca in cui il conformismo era una cosa molto precisa e, di conseguenza, altrettanto chiaro era l’anticonformismo. La famiglia, il rispetto dei genitori e dei professori, le regole tradizionali della buona educazione appartenevano al conformismo borghese. Più o meno questo atteggiamento è stato per molto tempo alla base delle convenzioni sociali occidentali, poi le situazioni sono cambiate, forse anche capovolte.
Questa piccola premessa è motivata da un fatto curioso e decisivo delle ultime elezioni negli Stati Uniti. Come è stato più volte ampiamente ricordato, il problema che ha maggiormente condizionato l’orientamento del voto degli americani ha riguardato i fenomeni di corruzione. Tra i diversi aspetti della corruzione, un ruolo di primo piano era giocato dal degrado della vita morale, e il dito veniva puntato proprio contro i repubblicani: un’accusa che, a conti fatti, ha avuto un peso enorme nel far perdere le elezioni a Bush.
Ma come, viene da chiedersi? Non è stato proprio il Partito repubblicano ad alzare la bandiera della moralizzazione della vita pubblica e privata per difendere l’idea di famiglia tradizionale, di matrimonio tradizionale, di educazione tradizionale dei giovani, il rispetto per le Forze Armate? Cosa è successo, possibile che gli americani non se ne siano accorti?
Al contrario: se ne sono accorti benissimo, soltanto c’è stato un - per così dire - incidente di percorso. Alla vigilia delle elezioni, un deputato repubblicano è stato beccato mentre insidiava i paggetti della Camera, e un reverendo evangelico, dichiaratamente dalla parte dei repubblicani, è stato colto in flagrante mentre esprimeva tutta la sua passione per dei giovinetti. Dunque, personaggi dalla doppia morale, che in pubblico si battono a spada tratta per una concezione della vita, mentre in privato si comportano in tutt’altro modo, hanno finito per dare l’impressione agli americani che il Partito repubblicano, in fatto di moralizzazione della vita pubblica e privata, non è credibile, che i suoi esponenti predicano bene ma razzolano male. Insomma, quella repubblicana è stata giudicata una battaglia fasulla in favore del conformismo.
Ora, la questione apparentemente paradossale è che, invece, l’impegno repubblicano è tutt’altro che conformista. Sui grandi temi della vita, dall’ingegneria genetica alla famiglia, alla difesa del matrimonio tradizionale, i repubblicani sono agli occhi della società americana assolutamente anticonformisti. Ormai il vero conformismo è il senso comune secolarizzato, quello che che considera leciti i matrimoni gay, qualsiasi pasticcio genetico in nome del progresso scientifico, il vilipendio delle Forze Armate e di quegli ignorantoni dei soldati come ha detto il democratico Kerry. Questa è l’America delle star di Hollywood, degli intellettuali alla Norman Mailer o alla Woody Allen, della signora Pelosi, nuovo idolo e nuovo leader democratico della Camera dei deputati: loro è il conformismo dell’antimorale, del tutto è permesso, della ricerca scientifica libera da ogni elementare principio etico.
Con la propria battaglia anticonformista i repubblicani hanno sfidato l’opinione pubblica nel suo consolidato, convenzionale modo di pensare, ed è abbastanza naturale che in questo tipo di impegno si aggreghino avventurieri dalla dubbia moralità per i quali conta molto di più il fascino della trasgressività che la coerenza e il rispetto delle idee da difendere. Gli avventurieri, come si sa, preferiscono come compagni di viaggio gli anticonformisti e però, nella circostanza specifica, hanno fatto un pessimo servizio alla causa repubblicana. Essere oggi anticonformisti in America significa essere repubblicani: c’è perciò da augurarsi che un incidente di percorso del partito non cancelli il cammino per la ricostruzione della morale tradizionale nelle grandi questioni che riguardano la nostra vita.