Anticorruzione, nuove misure sulla trasparenza

RomaPer il giro di vite contro la corruzione bisognerà aspettare la prossima settimana. Come annunciato dal premier, Silvio Berlusconi, il Consiglio dei ministri ha discusso ieri dell’inasprimento delle pene per i reati contro la pubblica amministrazione. Ma il governo dopo un esame preventivo del provvedimento ha preferito rimandare il varo al prossimo Consiglio dei ministri per rendere più completa la proposta.
L’esecutivo, spiega il comunicato di Palazzo Chigi, ha avviato «l’esame di un disegno di legge su proposta del ministro Angelino Alfano che contiene disposizioni tese a rafforzare il principio di legalità nella pubblica amministrazione». Poi però sono intervenute le riflessioni di altri ministri, Ignazio La Russa, Difesa; Altero Matteoli, Trasporti; Franco Frattini, Esteri e Roberto Calderoli, Semplificazione. Riflessioni che alla fine hanno indotto ad un rinvio alla prossima settimana, quando il testo elaborato dal Guardasigilli e Niccolò Ghedini sarà «integrato» con le misure per la prevenzione dei fenomeni corruttivi. Secondo la Lega il ddl per essere veramente efficace deve intervenire anche sulla trasparenza delle procedure, per evitare che nelle pieghe delle burocrazia restino gli spazi per la corruzione. L’inasprimento delle pene, dice Calderoli, deve essere accompagnato anche da maggiori controlli interni. Posizione pienamente condivisa dal ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. «Si è deciso di arricchire il testo del ministro Alfano con tutte le tematiche relative alla Pubblica amministrazione», spiega Brunetta ricordando che «presso il ministero della Pubblica amministrazione è stato collocato nei mesi scorsi il servizio Anticorruzione» e che un suo provvedimento ha già «posto in capo ai dirigenti la responsabilità di redigere un piano anticorruzione». Il primo strumento per combattere la corruzione resta comunque quello della trasparenza, insiste Brunetta. «È una fatalità, ma l’approvazione del nuovo codice dell’Amministrazione capita proprio nel giorno in cui si parla di corruzione», conclude.
L’opposizione sfrutta subito l’occasione per dare addosso al governo: l’aver rimandato di una settimana l’approvazione del provvedimento per perfezionarlo è la prova, dicono la sinistra e Antonio Di Pietro, che questo governo non vuol far nulla contro la corruzione. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani non crede al ddl anticorruzione e chiede di «togliere di mezzo il processo breve» mentre Di Pietro parla di «fumo negli occhi» ed «ennesima truffa elettorale».
Ad entrambi risponde il coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi. «L’impegno contro la corruzione e l’illegalità, innanzitutto attraverso una riforma liberale della società che superi la commistione tra Stato e partiti, tra Stato ed economia - dice Bondi - è connaturato all’atto di nascita di questo governo e costituisce il valore più profondo del progetto di rinnovamento incarnato dal presidente Berlusconi fin dall’inizio della sua discesa in campo».