Antidoping, accordo Governo-Cio

Il ministro Storace vara una moratoria di due mesi che delega i controlli all’agenzia olimpica

da Torino

Manette o no agli sportivi dopati? La querelle tra il Comitato Olimpico Internazionale e lo Stato italiano sul controllo antidoping per i Giochi di Torino 2006 si è risolta attraverso una moratoria di due mesi (dal 1° febbraio al 31 marzo) che sospende temporaneamente il decreto firmato dal ministro della Sanità, Francesco Storace, il 27 gennaio con il quale veniva affidata alla Commissione vigilanza doping la facoltà sui controlli internazionali. Ci sarà una task force alla quale parteciperà anche un rappresentante ministeriale.
Nella diatriba era entrato di tutto, anche qualche espressione pesante: dalla minaccia di manette per gli atleti dopati, alla dichiarazione - attribuita a Pescante, già prima segretario e poi presidente del Coni, oggi sottosegretario del Governo Berlusconi con delega per lo sport e supervisore di Torino 2006 - secondo la quale i massimi dirigenti del Cio avrebbero anche pensato di sospendere i Giochi.
Della vicenda a più riprese si erano occupati non soltanto gli sportivi, ma anche i politici. Nella polemica, il ministro aveva avuto accanto non soltanto il vicepresidente del Consiglio, Fini, ma anche qualche dirigente della sinistra, come Anna Paola Concia e Giovanni Lolli, membri della direzione nazionale dei Ds. I due esponenti dell’opposizione hanno infatti chiesto per quali motivi si dovesse pensare a una sorta di tregua olimpica, anche in considerazione del fatto che «gli atleti iscritti ai Giochi non hanno nulla da nascondere», come aveva spiegato lo stesso Pescante.
Quando sembrava che fosse difficile uscire dall’impasse, ecco arrivare ieri la notizia dell’accordo, annunciato dal sottosegretario alla salute, Cesare Cursi. Per tutto il periodo dei Giochi e per i giorni immediatamente seguenti, la moratoria concede che i controlli siano affidati alla Wada, come chiedeva il Cio.
«Abbiamo raggiunto - ha spiegato Pescante - un’intesa che ha già avuto l’assenso del presidente del Cio. Grazie a essa, la legge italiana verrà rispettata per quanto riguarda le sanzioni penali, ma allo stesso tempo per la lista delle sostanze proibite si applicherà il codice Wada. Pur essendo stata sofferta, questa intesa è buona e ha soddisfatto il Cio».