Antidoto gaddiano contro la retorica politica

«Annoiati dai luoghi comuni sull’Italia di oggi e dalla televendita dei programmi elettorali, ci siamo rivolti all’arte di Carlo Emilio Gadda per interrogare le nostre radici nazionali». Spiegano così Massimo Verdastro, tra i più versatili attori della nostra scena, e Roberto Bacci, regista colto e raffinato con anni di sperimentazione alle spalle, il loro amore per Eros e Priapo: da furore e cenere, romanzo-saggio sul fascismo che il grande scrittore milanese pubblicò nel ’67 e che, dopo un battesimo in forma di studio al Festivaletteratura di Mantova, approda adesso a Roma quale spettacolo di apertura del Nuovo Teatro Colosseo. Il lavoro (basato in realtà sul Libro delle Furie, prima versione dell’opera data alle stampe solo postuma) porta il segno di quel registro grottesco che Verdastro (qui anche collaboratore della regia e della drammaturgia, firmata insieme con Luca Scarlini) insegue efficacemente da tempo e si preannuncia come una conferenza/monologo potente e irriverente votata a tradurre rabbie antiche in ineluttabili denunce della nostra attualità. «Eros e Priapo - chiariscono ancora interprete e regista - è per noi una tragica, reale e nello stesso tempo farsesca domanda sulla nostra contemporaneità che, come ogni effetto, ha la sua causa in un recente passato». Sullo sfondo di una Roma imperiale corrotta e sepolcrale, si levano dunque le voci di diversi personaggi che, con gusto sarcastico e tragicomico, ci parlano di potere e retorica, politica e raggiri, dittatura e guerra, passando - appunto - dalla «bile» furiosa della prima parte al distacco «scientifico» e meno umorale della seconda.
In scena da stasera al 23 settembre. Informazioni: 06-7004932.