ANTIGONE con Bosetti-Creonte la tragedia vive

A conclusione di una tournáe che ha toccato città in tutta Italia riscuotendo enorme successo, torna al Carcano, dopo il debutto nazionale dell’anno scorso, l’Antigone di Sofocle, per la regia di Giulio Bosetti, anche nel ruolo di Creonte, con Marina Bonfigli e Sandra Franzo come Antigone, e tutta la compagnia stabile del Carcano. «L’entusiasmo milanese con cui questo lavoro è stato accolto nell’aprile-maggio dell’anno scorso ci ha lasciato quasi sorpresi - ha detto Bosetti, regista e attore di Antigone, nonché direttore artistico del Carcano -. C’è stata una grande richiesta da parte del pubblico per rivedere questo spettacolo».
Una tragedia che affascina, che pone domande, che «ci dà degli input per capire chi siamo, dove andiamo» come ha precisato il regista. È la tragedia dello scontro tra due volontà, due diverse concezioni della vita: Antigone, che agisce secondo l’istinto, l’amore di una sorella per il fratello maggiore Polinice, e Creonte, che, in quanto nuovo re di Tebe, vuole far prevalere le leggi dello Stato e quindi negare a questo sepoltura.
Dopo l’incesto e parricidio commessi da Edipo, questi si è accecato ed è stato esiliato da Tebe: il suo figlio più giovane, Eteocle, vuole diventare re, e così esilia il fratello maggiore Polinice. Questi però non si arrende, e attacca Tebe con un potente esercito: nello scontro entrambi i fratelli muoiono, così nuovo re di Tebe diviene Creonte. Questi dichiara che Eteocle sarà sepolto e onorato come eroe, mentre il corpo di Polinice sarà lasciato fuori dalle mura di Tebe a decomporsi.
Antigone non accetta: non le importa chi abbia ragione dei suoi fratelli, per lei valgono allo stesso modo. Non vuole lasciare insepolto Polinice. Sfida le leggi dello Stato, e si muove in virtù dei propri sentimenti, va a seppellire il fratello.
La tragedia si sviluppa fino all’orribile suicidio dell’eroina e la morte del suo promesso sposo Emone, figlio di Creonte. Era l’unico che l’aveva capita e che voleva salvarla, ma arriva troppo tardi alla grotta dove Antigone era stata imprigionata per volere di Creonte e si uccide vedendola morta. Creonte rimane solo.
Per la sua «Antigone» Bosetti ha scelto la traduzione in versi di Raboni, perché «questa è una tragedia dove la parola ha un peso fondamentale, che esprime il braccio di ferro fra due “ragioni” distinte, ma equamente valide» è convinto il regista: quella di Antigone, umana, e quella di Creonte, politica. Tutti hanno ragione, la propria. «Antigone è il personaggio che lotta contro il potere - dice Bosetti - Creonte rappresenta lo Stato, la politica. Non si può dire chi abbia ragione, io ho illustrato proprio questo dissidio, umano».
Voce dell’espressione di queste verità in conflitto è il coro: «La mia opera parte dal coro - dichiara ancora il regista -, voglio uno spettacolo basato sulla verità e il significato profondo delle cose, che è riferito dal coro. Com’era nella tragedia greca». Non c’è solo uno scontro tra uomini, tra fratelli, e non c’è solo la sofferenza di un’Antigone ribelle fino alla morte. Anche la scena essenziale e i costumi che non vogliono attualizzare la tragedia di Guido Fiorato, o le musiche di Giancarlo Chiaramello, tutto contribuisce a creare uno spettacolo che è quasi un rito, com’era al tempo dei greci, un modo per capire dentro se stessi il significato profondo delle cose.
Teatro Carcano
Antigone
da martedì a sabato ore 20.30
fino all’11 febbraio