Antimafia, nessun divieto agli onorevoli inquisiti

Bocciata la proposta del Pdci che escludeva i parlamentari sotto inchiesta per il 416 bis e gli avvocati. «Incostituzionale»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Anche in questa legislatura verrà istituita la commissione Antimafia, appena passerà al vaglio del Senato, e non è prevista alcuna preclusione per i parlamentari inquisiti di reati per mafia e contro la pubblica amministrazione, come chiedeva invece un emendamento presentato da Orazio Antonio Licandro del Pdci. L’emendamento, che è stato respinto, prevedeva anche l’esclusione per ragioni di opportunità dei parlamentari avvocati, di quelli cioè che «prestano assistenza legali a imputati in processi di mafia e reati contro la pubblica amministrazione».
«Non è stato approvato - spiega il relatore della legge, Giampiero D’Alia dell’Udc,- perché non sarebbe stato costituzionale. Chi viene eletto parlamentare non può avere limiti di questo tipo, come del resto precisa anche un parere della commissione Giustizia».
«Non vogliamo intaccare lo status di parlamentare - ha spiegato Licandro - ma proponiamo semplicemente che i presidenti delle Camere cui compete il potere di nomina, possano escludere i parlamentari che vengono a trovarsi in determinate condizioni e sottoposti a procedimenti giudiziario per reati previsti dal 416 bis e per quelli contro la pubblica amministrazione». Ma la sua proposta non è stata condivisa dagli altri parlamentari, Prc inclusa, perché, come ha spiegato il relatore D’Alia, «chi ha i requisiti per essere eletto ha i requisiti per svolgere tutte le funzioni previste all’interno del Parlamento».
È stata comunque trovata una mediazione ed è stato introdotto un articolo che invita i presidenti di Camera e Senato a tenere conto nella nomina dei componenti «dell’opportunità e della adeguatezza a svolgere il loro compito».
La prima commissione Antimafia fu istituita nel dicembre del 1962 e terminò i suoi lavori nei primi mesi del 1976. Essa aveva essenzialmente il compito di proporre le misure necessarie a reprimere le manifestazioni e ad eliminare le cause della mafia. I suoi lavori trovarono una conclusione dopo quattordici anni di attività, non avendo la legge fissato un termine finale. La seconda commissione antimafia fu istituita nel settembre 1982 dopo la legge Rognoni-La Torre. Essa non aveva poteri d'inchiesta e le fu attribuito il compito di verificare l'attuazione delle leggi antimafia e di suggerire al Parlamento misure legislative ed amministrative. I suoi lavori terminarono nel 1987, con lo scadere della IX legislatura. Da allora viene istituita a ogni inizio legislatura, con apposita legge.