Antipatia conclamata Tutti gli sgambetti al Carroccio dell’Alta corte

Dalle ronde all’aggravante criminalità del decreto sicurezza. Passano anche per il piemontese che no, dialetto è e dialetto deve restare, viola la Costituzione chiamarlo lingua. Non si può dire che la Corte costituzionale abbia grandi simpatie per il Carroccio. A parte il giudizio a dir poco tranchant che il presidente dell’Alta corte, Ugo De Siervo, ha espresso sul federalismo, ci sono vari esempi, per sentenza, della scarsa simpatia della Consulta nei confronti del Carroccio. In materia di immigrazione, e in generale di sicurezza, non sono pochi i provvedimenti legislativi del Carroccio che hanno finito con l’essere intaccati dalle sentenze della Corte. A cominciare dal pacchetto sicurezza fortemente voluto dal ministro Maroni. La Consulta, a giugno, ha detto «no» alle «ronde», alla possibilità, cioè, che i sindaci si avvalgano di cittadini non armati per segnalare alle forze dell’ordine situazioni critiche. L’impianto complessivo della norma è rimasto in piedi, ma solo in parte. «No» alle ronde e «no» anche, a luglio 2010, all’aggravante clandestinità prevista sempre dal pacchetto sicurezza per sanzionare i clandestini, bollata come «irragionevole» e dunque da eliminare. Persino il piemontese, in quanto lingua, è rimasto vittima della scure della Consulta: una legge della Regione Piemonte voleva tutelare il dialetto come lingua. Ma la Corte Costituzionale ha detto «no», pollice verso. E il governatore leghista Roberto Cota ha dovuto adeguarsi.