Antiterrorismo, il Parlamento blocca le ferie

Bertinotti: «Norme ridicole e lesive dello stato di diritto». Diliberto: «Arretramento inaudito rispetto alle libertà individuali»

Roberto Scafuri

da Roma

Accolto ieri a Palazzo Madama da fin troppo sollecite disponibilità all’approvazione in tempi record, il pacchetto anti-terrorismo del ministro Pisanu in queste ore è ancora alla ricerca del cosiddetto « spirito bipartisan». I diciannove articoli del decreto sono stati esaminati dai singoli gruppi già nel pomeriggio, e poi in serata dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia in seduta notturna congiunta. Ma quella che sembrava una passeggiata - considerate le dichiarazioni di grande apertura giunte «a scatola chiusa» da Violante, Fassino, Rutelli e Castagnetti - ora rischia di trovare più di un intoppo e costringerà senatori e deputati a lavorare anche nel weekend. O «a oltranza», come ha annunciato Casini sospendendo le ferie della Camera e seguendo la determinazione del presidente del Senato Pera che l’altro ieri aveva chiesto al governo di presentare subito il decreto. Significativo il cambiamento di rotta del presidente dei senatori ds, Gavino Angius, che dal «siamo pronti a esaminarlo anche domani (oggi, ndr) in aula», dopo un primo esame, passava al più prudente «alcuni punti hanno bisogno di alcune integrazioni» e «bisogna cercare la più ampia unità e coesione possibile... ». Nel frattempo, a Montecitorio, l’unità di intenti tra Unione e Udc consentivano lo stralcio delle misure per dare all’esercito poteri di polizia giudiziaria dal decreto «omnibus» sulla P. A., ma senza che tutta la maggioranza fosse d’accordo. Nessuna retromarcia, dice Gregorio Fontana (Fi) l’argomento verrà «approfondito in maniera specifica in un apposito provvedimento».
Ma in Senato aveva senz’altro ragione il vicepresidente Cesare Salvi quando, ancora all’oscuro del pacchetto Pisanu, predicava calma e freddava entusiasmi: «È giusto che il Parlamento non vada in ferie senza aver prima esaminato e votato le misure antiterrorismo, meno giusto sarebbe approvarlo in quattro e quattr’otto, come si sente dire... ». In effetti, se il governo menava vanto di aver accelerato i tempi al massimo, confidando persino di convertire le misure di Pisanu entro sabato (Camera compresa), e Schifani ancora in serata auspicava un «lavoro comune» per le modifiche, già la capigruppo di Palazzo Madama non riusciva a stabilire tempi certi per incardinare il decreto nel calendario dell’aula e rinviava il tutto a oggi pomeriggio, a una nuova riunione prima dell’informativa di Pisanu su Sharm el Sheik. All’azzurro Bondi, che invocava lo spirito bipartisan e il rinvio della pausa estiva, pur di approvare il decreto, il leader ds Fassino rispondeva a tono («non saremo sordi alle richieste del governo») e Rutelli addirittura anticipava i tempi («siamo pronti a votare il decreto anche a ferragosto, che cosa si aspetta?»).
Troppa fretta. L’intera ala sinistra dell’Unione scendeva in campo. Bertinotti giudicava i provvedimenti di Pisanu «ridicoli e lesivi dello stato di diritto, come svuotare il mare con un cucchiaino... Bisogna rivalutare il ruolo della politica, combattere la guerra al terrorismo e fornire una prospettiva di collaborazione con i paesi arabi, rafforzare l’intelligence... ». Diliberto trovava nelle misure «un arretramento inaudito rispetto alle libertà individuali e alle garanzie». Pecoraro Scanio rilevava che «la valutazione del pacchetto non deve essere affrettata. L’estremismo leghista ha tenuto il governo prigioniero, ma le misure da prendere sono delicate e meritano un’attenta discussione... ». Dello stesso avviso l’avvocato Pisapia, che trovava «inaccettabile» far passare «in meno di tre giorni un provvedimento così delicato». Partita non chiusa, in quanto tutti ancora si dicevano pronti a presentare proposte alternative, ma crepa nell’Unione evidente. Notte di consiglio permettendo.