Antitrust alle Camere: "Banche poco trasparenti"

Segnalazione dell'Authority al Parlamento per chiedere interventi
di regolazione sulla governance delle banche "per
ripristinare la fiducia nel sistema". Tra le richieste: fondazioni più trasparenti, banche popolari quotate da rivedere, costi chiari e garanzia di un confronto agevole coi mutui

Roma - Sono "inevitabili e urgenti" interventi di regolazione sulla governance di banche e assicurazioni "per ripristinare la fiducia nel sistema". Il monito è dell’Antitrust che in una segnalazione inviata a Parlamento, Banca d’Italia e Consob sottolinea come di fronte all’esplodere crisi sia "mancata la reazione spontanea del sistema finanziario". Per questo, afferma l’Authority, "l’intervento pubblico a sostegno delle banche va accompagnato da misure regolatorie volte a realizzare radicali cambiamenti nella governance, a rendere più trasparente l’operato delle fondazioni e a riformare le banche popolari quotate in borsa". Inoltre, il documento sottolinea "la necessità di chiarimenti nella nuova normativa sui mutui e l’introduzione di un indice sintetico di costo comprensivo di tassi passivi e commissione di massimo scoperto".

Le anomali del sistema Nonostante le anomalie del sistema evidenziate dall’indagine conoscitiva svolta dall’Antitrust, si legge nella segnalazione, l’autoregolamentazione collettiva e individuale non ha trovato rapidamente la forza di una spontanea reazione, sia pure a livello di intento. Appare dunque inevitabile il ricorso a strumenti regolatori più immediati, visto che i legami tra concorrenti, sia azionari che personali, possono non solo determinare significativi effetti distorsivi della concorrenza ma incidere sulla stessa stabilità e reputazione del sistema in termini estremamente negativi, esponendolo a pericolosi effetti domino, anche e soprattutto alla luce dell’attuale crisi in corso. Per questo un primo insieme di interventi normativi/regolatori (del Parlamento o delle Autorità di settore) dovrebbe investire la struttura stessa del sistema bancario/finanziario, eliminando i conflitti di ruolo/incarico e garantendo la trasparenza nel ruolo degli azionisti/finanziatori rispetto ai soggetti finanziati. Sempre nella prospettiva di rendere chiaro e ridurre il fenomeno dei legami azionari, potrebbe essere auspicabile un intervento regolatorio che riduca la soglia del 2% oltre la quale devono essere dichiarate le partecipazioni rilevanti. Va inoltre radicalmente rivista la normativa sull’amministratore indipendente che oggi consente il verificarsi di situazioni non limpide nelle quali il medesimo soggetto assomma cariche diverse in società concorrenti.

Fondazioni più trasparenti Occorrono interventi normativi anche sulle fondazioni. La loro centralità per la stabilità, soprattutto nell’attuale fase, deve necessariamente essere bilanciata da una nuova modalità d’azione. Le fondazioni devono rendere chiaro il processo decisionale sulle modalità con le quali esercitano i diritti di voto nelle società partecipate e definire i criteri in base ai quali selezionano i candidati da proporre per le cariche degli organi di governo delle società partecipate, anche alla luce dell’esigenza di non candidare soggetti caratterizzati da conflitto di ruoli. È indispensabile che la nomina degli stessi organi di governance delle fondazioni e la gestione del patrimonio siano ispirata a criteri oggettivi e trasparenti. Anche la trasparenza sui criteri di gestione del patrimonio e la completezza informativa rendono auspicabile interventi normativi, eventualmente di settore. 

Riformare le banche popolari quotate Le banche popolari quotate sono sempre più assimilabili a Spa e quindi ormai prive di quelle caratteristiche che ne giustificavano la forma assunta e le specificità in termini, ad esempio, di voto capitario, di clausola di gradimento, di limiti al possesso di partecipazioni azionarie e all’uso delle deleghe. Occorre dunque un intervento normativo che adegui il regime legale vigente, che rischia di essere solo uno strumento per evitare cambiamenti efficienti negli assetti azionari e di governo societario, alla realtà attuale. I diversi disegni di legge in Parlamento possono costituire un utile punto di partenza per un tempestivo intervento normativo.

Mutui, garantire un confronto agevole Lo stato di crisi e la necessità di evitare una contrazione del credito meritano le misure regolatorie adottate dal Governo e dal Parlamento. Appare però necessario che gli interventi normativi sulla materia dei mutui immobiliari (ad es. rinegoziazione/portabilità) siano attuati in modo da consentire ai clienti di confrontare agevolmente le diverse opzioni e scegliere quella più competitiva in termini di miglior prezzo (vale a dire, in termini di minore tasso applicabile). Si tratta di un aspetto fondamentale per incentivare la ripresa di dinamiche concorrenziali piene nell’offerta dei mutui, fondata su un ruolo attivo nel rapporto domanda/offerta attraverso la portabilità dei mutui e/o la spontanea rinegoziazione degli stessi, anche al fine di evitare effetti distorsivi sugli spread.

Costo per chi va in "rosso" Secondo l’Autorità, occorre introdurre un chiaro ed unico indicatore sintetico che riunisca le diverse voci di spesa a carico del cliente che vada in scoperto. La clientela avrebbe un’immediata e chiara percezione del prezzo complessivo dei servizi bancari, necessaria per confrontare tra loro le diverse offerte presenti sul mercato e per rapportare il prezzo rispetto al livello dei tassi individuati come usurari. Si tratta di un cruciale aspetto di trasparenza che non appare direttamente interessato dal nuovo testo normativo. Per questo occorre un chiarimento legislativo che dia un’indicazione precisa e tassativa dei criteri di calcolo del tasso usurario e interventi regolatori che esplicitino un indicatore sintetico di tutte le voci di spesa a carico dei clienti finali comprensivo delle commissioni di massimo scoperto. In un’ottica concorrenziale si tratta di una misura che appare necessaria non solo per il cliente/consumatore finale ma anche per il cliente/piccola e media impresa. In proposito l’Autorità chiede che sia colmata l’attuale lacuna normativa che in materia di pratiche commerciali scorrette non le consente di tutelare le pmi.