Antitrust: banche e assicurazioni, troppi intrecci

Nella relazione annuale al parlamento il presidente dell'Antitrust Catricalà denuncia che il 45% delle società quotate
annovera tra i propri soci imprese concorrenti; l’80% conta all’interno dei propri organi di
amministrazione persone presenti contemporaneamente nei board dei competitori

Roma - Ben l’80% delle banche e assicurazioni quotate presenta situazioni di conflitti di ruolo, una situazione "patologica". A denunciarlo è il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, nella sua relazione annuale. Le "prime evidenze" emerse dall’indagine conoscitiva sulla governance delle imprese bancarie e assicurative, afferma il garante della concorrenza, "danno conto di un’amplissima diffusione dei legami tra concorrenti, pur in assenza di situazioni di controllo. Con riferimento alle società quotate - prosegue - il 45% di esse annovera tra i propri soci imprese concorrenti; l’80% conta all’interno dei propri organi di amministrazione persone presenti contemporaneamente nei board dei competitori. C’è un caso - cita Catricalà - di impresa con ben 13 persone e un altro con 10 che siedono anche in organi di governance di altre società del settore". Il riferimento implicito riguarda rispettivamente Generali e Mediobanca.

Dimensione patologica del fenomeno Il presidente dell’Authority aggiunge che "in un contesto realmente concorrenziale le imprese dovrebbero seguire rigidi criteri per impedire il determinarsi di conflitti di ruolo per i loro amministratori. La dimensione patologica del fenomeno che si va delineando richiederà ulteriori approfondimenti da parte nostra; in ogni caso costituisce motivo di fondata preoccupazione l’assenza di apprezzabili reazioni endogene che correggano una così macroscopica anomalia del sistema di governance".

Raddoppiate le denunce Nel 2007, ha detto Catricalà, i consumatori "hanno denunciato disservizi in misura doppia rispetto all’anno precedente: sono giunte circa 1.600 richieste scritte di intervento. E ciò significa che l’Antitrust comincia finalmente a essere conosciuta dai contribuenti".

Messaggi ingannevoli Il presidente dell’antitrust ha sottolineato che "le telecomunicazioni, l’energia, il credito costituiscono in questo momento i settori di intervento più importanti". Tra l’altro, "emittenti e giornali - ha aggiunto - diffondono messaggi ingannevoli senza alcuna conseguenza prevista dalla legge. Sarebbe irragionevole invocare un potere di censura in capo agli editori. Occorre tuttavia individuare gli strumenti giuridici che li inducano ad adottare la necessaria cautela al fine di non pubblicare messaggi manifestamente illeciti e non trasmettere telequiz chiaramente fraudolenti. Un fenomeno preoccupante - per Catricalà - è costituito dall’incremento delle procedure istruttorie avviate per accertare la riconoscibilità dei messaggi pubblicitari occulti. Nel 2007 si sono triplicate".

Class action Il rinvio della class action "rischia di disattendere" le "speranze di migliaia di persone che chiedono tutela in tempi brevi". È l’allarme che lancia il presidente dell’Antitrust, che comunque rileva come il nuovo semestre che ci separa dall’entrata in vigore "può essere utile a individuare le soluzioni tecniche che meglio corrispondono agli obiettivi di celerità dei processi di allargamento dell’intervento al settore pubblico". L’azione dell’Antitrust, aggiunge Catricalà, "sarebbe utile anche in relazione al nuovo istituto", data "la continua e proficua collaborazione con le associazioni dei consumatori".