Antitrust, sì alla vendita collettiva dei diritti del calcio

L'Antitrust ha dato il via libera alla vendita collettiva dei diritti
tv per il calcio, ma non imposta per legge e con nuovi criteri di mutualità da affidare ad un
organismo indipendente per garantire un campionato più combattuto

Roma - Via libera alla vendita collettiva dei diritti tv sul calcio. L'Antitrust ha pubblicato i risultati dell'indagine svolta sul calcio professionistico. L'indagine svolta dall'Autorità ha messo in luce, attraverso simulazioni effettuate sulla base dei sistemi di vendita adottati in altri Paesi europei, come il regime di vendita e ripartizione dei diritti televisivi esistente in Italia abbia accentuato gli squilibri di tipo economico tra società maggiori e minori. "Sì alla vendita centralizzata dei diritti tv per il calcio, ma non imposta per legge e con nuovi criteri di mutualità da affidare ad un organismo indipendente per garantire un campionato più combattuto", si legge nel documento del garante. Secondo l'Autorità è inoltre necessario rivedere i legami fra Figc-Lega, recidere i conflitti di interesse e dare nuovi assetti al settore degli agenti, oltre a migliorare lo sfruttamento delle risorse e il tesseramento in corso di campionato deve essere un'eccezione.

L'Autorità ha anche analizzato le entrate delle società di calcio professionistiche, mettendo in luce uno scarso sfruttamento di alcune fonti di ricavo e, al contempo, "una forte dipendenza delle stesse società dai diritti audiovisivi", che rappresentano oltre il 40% dei ricavi delle società di Serie A, mentre il 12% arriva dagli sponsor. Il suggerimento è quello di puntare di più sulle attività di merchandising, che oggi rappresentano meno dell'1% delle entrate totali adelle squadre di serie A.

L'antitrust individua un altro rimedio, che in Italia sembra però di difficile attuazione. "Anche la quotazione in borsa potrebbe rappresentare un'importante fonte di finanziamento necessaria al raggiungimento di un maggiore equilibrio competitivo nei campionati. Tuttavia, le società italiane non sembrano godere di una solida patrimonializzazione: ciò è principalmente dovuto al fatto che non differenziano appieno le entrate e non dispongono della proprietà delle strutture sportive".