Antonacci: "Ora canto il sesso. Sogno un film con Tornatore"

Il ritorno in scena dopo due anni: «Non vince più nessuno, ben venga la vittoria dell’amore»

Milano - Alla fine, in questa casa patrizia del centro, lui ti saluta dicendo «e ancora», che è il suo modo perfetto di andarsene via senza mai partire. Biagio Antonacci è il cantante di quella normalità che si scopre dopo averla fuggita o quantomeno trascurata, e lo conferma anche il commento del dopocena, che è il riassunto perfetto di Vicky love, il suo nuovo cd candidato da oggi a essere uno dei più venduti dell’anno: «Voglio far riflettere e pensare che esista il bello anche nelle cose più semplici e scontate». Insomma, nella normalità.
Biagio Antonacci ha 43 anni e, se vi capita, lo potete incrociare in giro per Milano in bici o in motorino, così, senza autisti o manager anche se con gli ultimi due album (Convivendo 1 e 2) ha venduto più di un milione di copie, ha vinto una scommessa con il mercato e la casa discografica e ha realizzato che lui, nato nel buio dell’hinterland, ha centrato una volta per tutte l’obiettivo di «non prendere più il 15 per venire in città tutte le mattine presto». Faceva il geometra con un capufficio isterico, normalità anche quella no? Forse per questo, dopo aver fatto la gavetta, aver preso la patente di fenomeno fugace e dopo averla lasciatala scadere, lui è diventato il rifugio di chi ama il pop con le palle, quello fatto da chi, come spiega, «ha amato tutta la musica e quindi l’ha rubata tutta perché sono un autodidatta». E allora, adesso che ha fatto tutto l’entusiasmante, doloroso tran tran della sua normalità - rincorsa al successo, legame d’oro con Marianna Morandi, figli, separazione - è qui «con un cd su passione e sentimenti intesi in modo più leggero, più epidermico, fisico. Voglio dire: contagiamoci con questo virus bellissimo: il sesso».
Ma attenzione, il suo non è il canto bavoso in stile rap, anzi: «Ben venga la vittoria dell’amore in un momento in cui non vince nessuno». Sarà che le sue undici canzoni sono essenziali e dirette, che ricordano nei suoni il crepitìo degli anni Settanta e nei testi il candore dei Sessanta; sarà che Biagio Antonacci il 30 giugno canterà a San Siro davanti a sessantamila fans (e poi al Velodromo di Palermo il 6 luglio) e quindi è pronto alla sua attesissima vascorossizzazione dal vivo, eppure è la prima volta che parlando si spinge al più e al meno, all’autocritica perché «sono una persona insicura, cambio idea in modo rapidissimo» oppure alla critica dura e pura visto che «i giovani non parlano più di politica, sono finiti il fermento e la voglia di emergere». Volendo, Biagio Antonacci è al suo meglio e forse se ne accorge pure lui. Quando accenna a San Siro, elenca i nomi dei supporter (Velvet, Zero Assoluto, Nomadi) con l’entusiasmo di chi comunque sa di esser l’attrazione principale: «Ma voglio altre due band, la musica deve iniziare alle 3 del pomeriggio». E pure il libro, anzi il diario della sua vita, che dovrebbe uscire tra poco scivola nel pour parler. Dove invece Biagio Antonacci si infiamma è sul cinema. «Ero a Parigi, stavo tornando da Los Angeles, dove mi avevano premiato con il World Music Awards, quando mi ha telefonato Giuseppe Tornatore: mi voleva nel film La sconosciuta nel ruolo che poi è stato di Pierfrancesco Favino». Il progetto non è andato in porto ma il sogno prima o poi lo farà: «Non sono capace ma mi piacerebbe recitare». Chissà. Per ora ci sono il disco, i concerti e l’eccitante normalità di fare il cantante che piace a tutti: «Non sono mai stato ricattato per foto proibite però, per avvicinarmi, le donne si sono anche nascoste nei bagni del mio camerino».