Antonella Clerici: "Io, pazza della televisione, partorisco a marzo e torno subito"

I miei programmi preferiti sono i telefilm. Da ragazzina morivo di paura per “Il segno del comando”

Roma - «Perché piaccio tanto? Perché sono una qualsiasi. Una persona comune, che fa un lavoro fuori del comune». Bella ma non in adorazione di se stessa. Brava senza ripeterselo sempre. Antonella Clerici ha successo: ma non lo dimostra: «Continuo a sentirmi come Cenerentola al ballo - spiega lei -. So di essere fortunata, e ne sbalordisco ogni giorno. Forse è proprio questo stupore - che non è ingenuità, né cretineria (almeno spero) - a piacere alla gente». E quanto la bionda Antonella piaccia, lo dimostra l’ennesimo, nuovo show che Raiuno le affida: Tutti pazzi per la tele, format francese adattato ai gusti italiani dalla Endemol, e in onda per cinque martedì a partire dal 16. Otto celebri ospiti attorno ad un tavolo, a ricordare i propri esordi, a commentare (con l’ausilio di filmati) la tv propria che li ha resi famosi, e quella altrui che hanno amato; invitati ad esibirsi in classiche «performances» e gratificati di specialissime sorprese. «Una vera festa attorno a questo elettrodomestico che tanta parte ha avuto e ha nella nostra vita. Molta della memoria di ciascuno di noi, infatti, è legata alla memoria televisiva. E raccontare o rivivere la tv per la quale siamo impazziti, significa ritrovare parte di noi».
Gli ospiti sono esponenti delle varie categorie tv (presentatore, giornalista, attore, cantante ecc.) più una star straniera. Spettatori e insieme protagonisti dello show.

Aprirà Paolo Bonolis...

«È un collega che ritengo un fratello, e del quale ripercorreremo gli esordi. Quindi Pamela Anderson, la stella di Baywatch, Lorella Cuccarini, Luca Giurato (del quale rivedremo gli inizi a Tribuna politica), e poi Iva Zanicchi, Amanda Lear, Veronica Pivetti, Ugo Pagliai. Da un sipario luminoso sbucheranno, all'insaputa dei nostri protagonisti, personaggi che hanno avuto un peso nella loro storia. Mentre io e Carlo Pistarino rivisiteremo a modo nostro i cartoon del piccolo schermo (cominceremo con Heidi: io e lui fra “le caprette che fanno ciao”). E lo show risulterà così un mix di game, di varietà, di talk».

Se è vero che siamo «Tutti pazzi per la tele», per quale tele impazzisce Antonella Clerici?

«Adoro i telefilm. Da ragazzina morivo di paura vedendo Il segno del comando; che oltretutto insegnò a me, milanese, ad amare Roma. Da studentessa facevo le corse per tornare a casa e vedermi Happy Days. I programmi del cuore fra quelli che ho fatto io - invece - sono La prova del cuoco, che ho iniziato da zero facendolo crescere per nove anni, e il Sanremo con Bonolis, che resta l’esperienza più totalizzante della mia vita».

E i suoi inizi? Prima di rievocare quelli degli altri, ci ricordi i suoi.

«Io vengo dalla gavetta. Ho iniziato senza raccomandazioni in una tv regionale, Telereporter, e ho fatto “carriera” da autodidatta. Facevo di tutto, e tutto da sola: le interviste, la preparazione dei testi, le pulizie nei camerini... La più grande delusione l’ebbi da Emilio Fede, che mi selezionò con altre dieci ragazze, da 500 che eravamo, per un suo programma chiamato Test. E che alla fine scelse un’altra».

Una carriera che a marzo dovrà temporaneamente arrestarsi: per allora lei sarà mamma.

«Oh, è già tutto programmato. Dopo le cinque puntate di Tutti pazzi per la tele continuerò finché potrò La prova del cuoco, magari sospendendolo per alcune settimane. Ad aprile, dopo il parto, dovrei poter riprendere Ti lascio una canzone, che ci ha dato enormi soddisfazioni e che Raiuno vuol assolutamente far proseguire. Ma il direttore Del Noce mi ha già assicurato che, senza di me, quello show non si farà».

Insomma: popolarità del pubblico e stima degli addetti ai lavori.

«Sono una privilegiata, lo so benissimo. Ci sono donne che si spezzano la schiena per sopravvivere, mentre io lavoro tutti i giorni solo fino all’una e mezzo del pomeriggio. Però non credo di essermi montata la testa. Per molti miei colleghi fare il presentatore vuol dire diventare qualcuno, aver raggiunto uno status che ti consente di andare alle feste. Io preferisco vivere appartata, ho una vita interiore molto ricca. E tanti amici di quando ancora non mi conosceva nessuno».