Antonio Ballista: cocktail di lusso a base di jazz

Franco Fayenz

Antonio Ballista, pianista e direttore d'orchestra milanese (compie settant'anni nei prossimi giorni: auguri) ha dedicato la vita alla musica contemporanea. La sua preparazione tecnica, interpretativa e culturale gli avrebbe assicurato un più agevole successo proponendo compositori classici. Invece, un desiderio incessante di ricerca lo ha indotto alla cinquantennale collaborazione in duo pianistico con Bruno Canino e ad esecuzioni impegnative di musiche di Cage, Berio, Webern, Kagel e molti altri. In epoca recente ha perfino compiuto escursioni nel ragtime, nel rock e nella canzone italiana. Da qualche tempo, adesso, dedica cure al trio Fata Morgana (si noti il titolo che allude al miraggio) con Federico Mondelci ai sassofoni e Alessandro Lucchetti al pianoforte. Detto con terminologia impropria e sintesi estrema, i tre virtuosi eseguono in forme accademiche musiche degli Yellow Jackets, Chick Corea e Pat Metheny, oltre che di Graham Fitkin, Richard Bennett e Lucchetti, autore di splendidi arrangiamenti. Hanno tenuto concerto l'altra sera al club Blue Note di Milano, ottenendo consensi superiori ad ogni previsione, data la tematica non facile, specialmente con il «trattamento» di Spain, The Loop e Armando's Rumba di Corea. Durante il concerto, Ballista ha visto tra il pubblico il soprano Karin Schmidt e l'ha invitata a cantare un brano accompagnata dal pianoforte. Hanno scelto Send in the Clowns di Steven Sondheim: il suono bellissimo della voce di Karin e l'esecuzione di una song prediletta dai jazzisti sono stati un successo nel successo.