«Antonio un fratello. Pronto a sostituirlo»

Quando si dice il testimonial giusto. Alexandre Pato ha un motivo in più per presentarsi puntuale, scortato dal Milan e da una giacca elegantissima, alla presentazione in Lega calcio della nuova campagna per la ricerca sul cancro (Airc) che avrà la sua vetrina anche in Nazionale. «É vero, da bambino sono stato operato per un tumore al braccio, ho avuto paura di smettere di giocare» la sua toccante e nota testimonianza ripetuta senza più traccia di angoscia negli occhi né nella voce. Anzi, dotato di una carica specialissima che si coglie nel racconto della sua visita ad Antonio Cassano. «Domenica ho vissuto una giornata di grande paura per lui, ma appena l’ho incontrato in ospedale, ho capito che il peggio era passato. Continuava a ridere e scherzare e a chiedermi: ma quando torni a giocare? Lui per me è come un fratello» il racconto. «Cassano tornerà più forte di prima perché come me il calcio per lui è divertimento, gioia.» la spiegazione para-psicologica.
Adesso che Cassano è fermo in un lettino, tocca a Pato raccoglierne il testimone. «Tornerò con la Fiorentina dopo la sosta» l’appuntamento, più lungo del previsto di un paio di settimane ma per esaurire un piano di rafforzamento muscolare della parte posteriore della gamba destra, la più colpita negli ultimi 18 mesi e tradita da 11 infortuni di cui ben 8 muscolari (6 a destra, 2 a sinistra). «In tutto questo periodo ho dovuto applicarmi a un lavoro fisico molto diverso rispetto a quello tradizionale che di sicuro mi aiuterà ad evitare altri infortuni dello stesso tipo» la sicurezza mostrata da Pato. Il piano è stato concordato con il medico del Brasile che gli ha consigliato di ritardare il ritorno in campo pur di cementare l’ultima ferita. «No, non c’entra il prato di San Siro, è meglio rispetto all’anno prima» la sua convinzione. Senza Antonio, e con quel Robinho dalla mira sbilenca, il Milan ha bisogno dei suoi gol. «É stata dura rimanere fuori tanto tempo» la sua confessione.