Antonio Martín Hernández e Agustín García Calvo

Sarebbe interessante sapere se esistono ordini religiosi, istituti, comunità o congregazioni che siano stati, per puro caso, risparmiati dalla mattanza che insanguinò la Spagna «rossa» prima nel 1934 e poi dal 1936 in avanti. Sarebbe interessante, dicevamo, perché abbiamo l’impressione che non ce ne sia neanche uno. Come gli affezionati di questa rubrica sanno, non trascuriamo alcun martire beatificato di quegli anni: sono talmente tanti che ormai non passa settimana senza che qualcuno di loro trovi qui posto. Abbiamo, perciò, una certa dolorosa dimestichezza con i trucidati cattolici di quell’epoca. Ebbene, ci sentiamo di assicurare che non ci fu ordine religioso, istituto, comunità o congregazione presente in Spagna che non ebbe i suoi morti ammazzati. I due di oggi erano salesiani: Antonio Martín Hernández e Agustín García Calvo. Il primo era sacerdote e insegnava a Valencia, dove si occupava soprattutto di ragazzi del riformatorio. Era nato a Calzada de Béjar (Salamanca) nel 1885 e fu ucciso nel 1936 in località Picadero de Paterna (il luogo preferito per le esecuzioni dai rojos valenciani). L’altro era un semplice coadiutore di trentun anni, nato a Santander e fucilato nel solito posto insieme al prete salesiano. Non furono i soli religiosi e laici cattolici fatti fuori quel giorno in quel luogo. Ma i repertori, per comodità di esposizione, li riportano raggruppati in base alle comunità di appartenza. Di salesiani, il 10 dicembre 1936, a Picadero de Paterna ne furono fucilati solo due. Altri tre, sempre salesiani, il giorno avanti.