Antonio Neyrot

Nato verso il 1423 a Rivoli (oggi in provincia di Torino), si era fatto domenicano ed era entrato nel famoso convento fiorentino di San Marco, a quel tempo diretto da s. Antonino da Firenze. Era stato poi trasferito in Sicilia, dove era rimasto un anno. Ottenuto il permesso di raggiungere Roma, si era imbarcato alla volta di Napoli ma la nave che lo trasportava era incappata in quello che per secoli era stato il flagello del Mediterraneo: la pirateria saracena (e non pare che i rivieraschi africani abbiano perso il vizio neppur oggi). Tratto schiavo insieme a tutti gli altri, Antonio Neyrot venne portato in terra d'Africa e, dopo un periodo di carcere, venduto a un padrone musulmano. I cristiani schiavi degli islamici avevano tre alternative: a) sperare nel riscatto pagato da qualche confraternita europea; b) sopportare; c) passare all'islam. Dopo qualche anno, il Neyrot perse le speranze nella prima soluzione. La seconda gli divenne intollerabile e scelse la terza. Così, si mise a studiare il Corano, recitò la professione di fede e addirittura si sposò con una musulmana. Passò dell'altro tempo e, una notte, gli apparve in sogno (sogno?) il suo antico priore, s. Antonino. L'indomani, sconvolto e pentito, recuperò il suo vecchio abito da frate, ripudiò la moglie davanti a testimoni e, col saio indosso, andò a presentarsi al governatore di Tunisi, protestandosi cristiano. Solo che per i musulmani era un apostata e, come tale, venne subito condannato a morte. La sentenza fu eseguita tramite pubblica lapidazione del frate inginocchiato in preghiera. Correva l'anno 1460.