Antonio Rosmini

Antonio Rosmini Serbati, nobile, nacque a Rovereto, in quel di Trento, nel 1797. Nel 1821 divenne sacerdote e nel 1828 fondò l’Istituto della Carità, società di religiosi che si occupavano anche della carità intellettuale. Lui stesso cominciò a scrivere opere filosofiche. Nel 1832 creò, con gli stessi scopi, le Suore della Provvidenza. I suoi «rosminiani» furono subito richiesti in Inghilterra. Col tempo vennero l’amicizia con Manzoni ma anche le polemiche sui suoi scritti. Il papa Pio IX, che lo stimava, nel 1848 lo chiamò a Roma. Doveva essere fatto cardinale e forse anche segretario di stato, ma l’omicidio di Pellegrino Rossi e la fuga del papa bloccarono tutto. Rosmini seguì il papa a Gaeta, mentre Roma era in mano ai mazziniani. La sua opera più famosa, Delle cinque piaghe della Santa Chiesa, lo mise in urto col regno borbonico, anche perché Rosmini sosteneva l’indipendenza italiana dall’Austria. Si ritirò a Stresa e riprese a scrivere. Questa volta le sue opere vennero esaminate dalla Congregazione dell’Indice. Nel 1854, per volontà del b. Pio IX, Rosmini fu assolto da ogni addebito. Intanto, però, si era seriamente ammalato per via di una recrudescenza dei problemi al fegato con cui aveva combattuto tutta la vita. Al suo capezzale accorse l’amico e discepolo Alessandro Manzoni. Rosmini morì a Stresa nel 1855. La scomparsa di Pio IX e l’uscita di due opere rosminiane postume riaccese le polemiche trent’anni dopo. Il Sant’Uffizio, adito, dovette estrarre quaranta proposizioni dal complesso degli scritti ed esaminarle. Il giudizio, negativo, è stato in seguito rivisto.