Antonio Socci e l’assalto al cielo di un padre per sua figlia

Basterebbe una parola: leggetelo. Punto e stop, e questo articolo, che recensione non è perché riguarda un libro irrecensibile, potrebbe finire qui. Conta scriverne solo per divulgarne più possibile la bellezza e la forza. Per il resto, davanti a una testimonianza così si addice il silenzio o, per chi è credente, la preghiera. Caterina. Diario di un padre nella tempesta di Antonio Socci (Rizzoli, pagg. 211, euro 16,50) è un libro di un altro mondo che ha molto da dire a noi che stiamo in questo mondo. Come un balsamo sulle nostre esistenze. Come una carezza. Anzi, una sana scrollata che risveglia le nostre normalità date per scontate, le nostre routine annoiate, i nostri lamenti per il minimo contrattempo.
«La prima notizia», scrive a un certo punto Socci «è che il mio cuore batte e anche il tuo, lettore. Il nostro cuore continua a battere. So bene che normalmente la cosa non fa notizia. Neanche la si considera. Finché non capita che a tua figlia, nei suoi ventiquattro anni raggianti di vita, alla vigilia della laurea in Architettura per cui ha studiato cinque anni, d’improvviso una sera il cuore si ferma. Di colpo». È una delle tantissime lezioni ereditate da don Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione, maestro e padre di Socci: «Nessuno fa battere volontariamente il proprio cuore. È come un dono che si riceve di continuo, senza accorgersi. Istante dopo istante dipendiamo da Qualcun Altro che ci dà la vita».
È la sera del 12 settembre 2009 quando, ricevuta la notizia dell’arresto cardiaco della figlia, il papà Antonio Socci viene precipitato «nella tempesta». Dopo un’ora di tentata rianimazione, quando i medici stanno per mollare, il cuore riprende a battere. Ma le speranze di rivedere come prima quella figlia sorridente, un inno alla vita stessa, sono nulle.
Inizia così il diario di sofferenza di un padre. Il racconto della vertigine di angoscia, di trepidazione, di domande capitali. Tuttavia la disperazione non prevale mai perché, grazie alla fede, alla compagnia di tanti amici e soprattutto alla preghiera, su tutto domina la confidenza incrollabile nella Madonna. Una confidenza piena di ragioni e di tenerezza. Ma la partita che si presenta ogni giorno, ogni momento, al capezzale di Caterina, tutt’altro che scontata, si gioca sul precipizio della notte. Fino all’aprirsi della speranza. «Caterina senza fare niente muove il mondo», perno di una storia mozzafiato. Solo alla fine del libro si scopre che si è svegliata dal coma, è cosciente e risponde alle sollecitazioni dei suoi cari. Ma il cammino per la completa ripresa è ancora «lungo e duro e pieno di incognite».
Caterina. Diario di un padre nella tempesta è un libro estremo, diventato fenomeno editoriale - cinque edizioni nelle prime due settimane e primo posto nelle classifiche di saggistica - perché racchiude un potente fenomeno spirituale. Socci l’ha scritto per rispondere alle migliaia e migliaia di messaggi ricevuti da quando è iniziata la drammatica vicenda di Caterina. Il ricavato sarà devoluto ai bambini di un lebbrosario del Terzo mondo, all’Avsi che a Kampala accoglie le donne malate di Aids, ai ragazzi poveri di Lima in Perù, alle adozioni a distanza per le bambine cristiane del Pakistan, a Radio Maria.
È la cronaca di una «processione senza fine di giorni disabitati dalla vita», accompagnata dalla pazienza e dall’eroismo, dalla condivisione intima e incontenibile di un popolo straordinario: catene di preghiera, messe celebrate nei santuari, pellegrinaggi, malati terminali pronti a dedicare la propria sofferenza alla guarigione di quella ragazza, superamenti di malattie ritenute incurabili, testimonianze di conversioni. Ma accompagnata anche dalla solidarietà profonda di tanti non credenti. Il centro vitale di questa testimonianza è il blog di Socci, bombardato di mail da persone di mezzo mondo alle quali Antonio si restituisce come grato «mendicante» (oltre ai nomi della fede cristiana, «mendicare» è la parola più usata in tutto il libro) di aiuto, preghiera, compagnia. La sua testimonianza scorre parallela a quella di Emmanuel Mounier, il filosofo francese del secolo scorso, padre di una bimba affetta da una meningite che l’ha precipitata allo stato vegetale, e autore delle folgoranti Lettere sul dolore inviate alla moglie Paulette. Così Socci scrive le sue «lettere dalla speranza», forte della testimonianza del Curato d’Ars: «C’è un uomo più potente di Dio. È l’uomo che prega. La preghiera è onnipotente presso Dio». Così, dice Socci, «è partito il nostro assalto al Cielo» per la guarigione di Caterina.
Leggetelo. È molto più che un libro.