Antonio Urbano, il lettore che ogni giorno gioca a fare il poeta con la politica

Non ha carta intestata, né fogli protocolli. Perché quando l’ispirazione viene, viene. E non c’è tempo per mettersi al tavolo con penna e calamaio o davanti al computer per battere sulla tastiera. E qualsiasi sia il posto, il primo foglio che capita tra le mani è quello buono. Poi c’è la gita quotidiana in redazione per portare l’opera appena sfornata.
Lettore affezionato del Giornale e artista per diletto, Antonio Urbano è l’uomo che mette in rima la politica. Scrive su Berlusconi, Di Pietro e Veltroni. Passa dai temi nazionali a quelli locali, spazia con le parole e gioca con le rime. Divertente e graffiante non conosce word ed è lontano anni luce dal computer.
Le sue opere le esegue con la matita come l’ultima poesia arrivata ieri mattina in redazione e dedicata ad Antonio Di Pietro. Il titolo, «Che c’azzecca», non poteva essere più appropriato.
L’eroe di Montenero di Bisaccia/ dice che non c’è democrazia/ ed incurante di perdere la faccia/ continua con questa litania./ A lui sembra di stare in Argentina/ con un premier simile a Videla/ che gli fa venir su l’adrenalina/ e lo porta a dire cose da querela:/ è Berlusconi il grande corruttore/
colui che deve stare sì in prigione/ come qualunque altro malfattore/ e invece è qui che guida la nazione./ Ma come un cacciator che fa cilecca/ si sente sprofondare nel ridicolo/ così quello che dice che c’azzecca/ non può più evitar tale pericolo.