Antonio&SuperMario fantasia al potere ma serviranno i gol

Fischi per Prandelli. Non per la partita moscia e il risultato squallido. Fischi per Prandelli alle nove e cinque di sera, ora di Londra, quando il nuovo allenatore dell’Italia ha richiamato in panchina Mario Balotelli per mandare dentro Borriello. Ma come? Uno suona le trombe e batte sui tamburi per un mese, prepara lo champagne per il primo gol in nazionale di SuperMario e Prandelli fa un favore a Lippi? Ma no, sembra, pare, forse, che Balotelli non stesse benissimo, i muscoli non sono ancora quelli da corsa e da gara e dunque la staffetta torna di moda, come ai tempi belli.
Serata dolce e amara per Balotelli e per il suo sodale Cassano, le due statuine attese al miracolo, i teddy boys del nostro calcio, tutte chiacchiere e distintivi. Vigilia di fermenti, presentazione in campo tra sorrisi e speranze. Balotelli sorrideva e cantava l’inno di Mameli. Al fianco suo pure Cassano, finalmente senza coprirsi la bocca. Due facce da schiaffi insieme per un’altra avventura di questa nazionale sbandata, la meno amata dagli italiani dopo le comiche in Sudafrica. Solite abitudini nostrane, prima i pomodori e dopo i coriandoli.
Quando Balotelli Mario ha toccato il primo pallone si è messo a piovere sul prato verdissimo del West Ham, si chiama Upton Park anche se per la Rai, secondo grafica ignorante, sarebbe Opton, mezzo vuoto e avvilente. Quando Cassano Antonio è finito steso sullo stesso prato, per un contrasto nemmeno terribile degli ivoriani, i diecimila tifosi italiani hanno urlato pensando al peggio. Un’ora di partita ha permesso a Balotelli di combinare lo stretto necessario, una punizione terrificante, un paio di combinazioni interessanti, addirittura un recupero difensivo da far venire lo stranguglione a Mourinho. Non altro, poco ma basta per aver capito, dico a Prandelli (e a Mancini), che cosa può e deve fare l’interista destinato a emigrare sull’isola della regina e degli sceicchi. Dopo settanta minuti è toccato anche a Cassano ritirarsi, tra gli applausi di chi gli vuole bene a prescindere. Voti bassi, di stima scriveva Brera, ma non è il caso di esaltarsi
La notte di Londra è comunque da ricordare per i due ragazzacci del nostro calcio, piedi raffinati, testa calda anche se, assicurano i cassanologi, Antonio avrebbe trovato l’equilibrio e la maturità con il matrimonio. Quando il pallone passava dalle loro parti tornavano in mente le parole dell’ex allenatore azzurro, il Jesse James di Viareggio che ripeteva nei giorni sudafricani, come una campana a morto, «non ho lasciato fenomeni a casa». Fenomeni no ma buoni calciatori di football sì, bastava vedere alcuni tocchi, alcune giocate veloci, un paio di punizioni di Balotelli, il colpo di tacco e il cross azzardato ma perfetto di Cassano, per capire che il calcio non può continuare a vivere di muscoli, di ripartenze e di sovrapposizioni o di soldatini diligenti e obbedienti. Ci vogliono piedi buoni, come diceva Fuffo Bernardini, ci vuole qualità, ci vogliono anche il dribbling e il tunnel, la giocata guascona, oltre alla fatica dei minatori e dei portaborse. In questo senso Balotelli&Cassano formano una ditta specializzata ma devono capire che, a parte la propaganda e il volantinaggio di quest’estate, servono i fatti, servono i gol, serve ritrovare l’entusiasmo per una squadra, quella azzurra, che sembra aver smarrito l’astuzia che da sempre l’ha contraddistinta.
Saranno contenti Lippi e i lippiani, cambiando l’ordine e i cognomi dei calciatori, il prodotto non cambia. Questa è l‘Italia, con o senza Mario e Antonio, questo è il nostro calcio. Se è vero che i cavalli si contano al palo sembra che sulle nostre piste ormai corrano soltanto ronzini.