Antonveneta: Abn vicina all’acquisto

Orientamento favorevole di Consob e Bankitalia. Il nodo della Procura

Massimo Restelli

da Milano

Si avvicina l’armistizio tra Abn Amro e Banca Popolare Italiana che prepara l’uscita dal capitale di Antonveneta. La firma è fissata alle 18.30 di oggi pomeriggio quando l’amministratore delegato Giorgio Olmo ha convocato una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione di Bpi.
Sul tavolo del vertice ci sarà l’accordo raggiunto dai consulenti (Lazard e Dresdner per Lodi; Lehman e Rothschild per Amsterdam) che vedrebbe Abn Amro rilevare dalle mani dell’ex Popolare lodigiana il 29% di Antonveneta, ora sotto sequestro, riconoscendo un prezzo secco di 26,5 euro per azione. La «staffetta» azionaria, che assicurerà un incasso superiore ai 2 miliardi di euro a Bpi sarebbe stata già presentata dai vertici della banca in un incontro con Bankitalia e Consob ricavandone un primo via libera ufficioso.
Superate le residue resistenze interne, il consiglio dovrebbe quindi affidare a Olmo pieni poteri per trattare in esclusiva il compromesso con Abn che in ogni caso sembra assicurare a Bpi le energie necessarie per indirizzare diversamente i propri obiettivi di crescita sfruttando anche eventuali opportunità del risiko bancario.
Lo schema approntato prevederebbe che Amsterdam rilevi direttamente anche le quote degli altri finanzieri caduti sotto l’accusa del concerto sollevato dalla Commissione: Danilo Coppola, Stefano Ricucci, Emilio Gnutti e i fratelli Lonati. Abn provvederebbe quindi a riproporre l’Opa da 26,5 per azione fallita lo scorso luglio, anche se in base al Testo Unico il prezzo potrebbe essere inferiore. Seguendo i ripetuti consigli degli advisor, Lodi sembra quindi aver per il momento rinunciato allo spezzatino degli sportelli padovani.
Una strada inizialmente battuta dalla banca (l’obiettivo era ottenere 300-400 agenzie oltre alla merchant bank Interbanca) ma che era apparsa da subito in salita per l’irremovibilità dimostrata dagli olandesi e l’angusto spazio di manovra lasciato dallo scorrere delle vicende giudiziarie. Dopo essere stata costretta a rimettere nel cassetto il progetto di massimizzare l’incasso mettendo all’asta la propria partecipazione, Lodi avrebbe infatti rischiato di restare incagliata nel lungo lavoro per definire il valore dei singoli asset da scorporare.
In Borsa si respira da tempo l’aria dell’intesa (in tre giorni Bpi ha guadagnato oltre 8% arrivando a quota 8,49 euro tra scambi sostenuti) ma la matassa resta intricata. Sebbene Bpi avrebbe già tastato il terreno, molto dipenderà dall’orientamento della magistratura che dovrà concedere lo sblocco della quota affidata in custodia a Emanuele Rimini. Centrale risulterà inoltre il definitivo via libera di Bankitalia e della Consob chiamate a lasciare cadere la doppia offerta (l’Opa obbligatoria e l’Ops volontaria) immaginata dall’ex ad Gianpiero Fiorani, ora sospeso dall’incarico, per fondere Bpi con Padova. L’obiettivo del top manager era dare vita al primo gruppo cooperativo a livello nazionale.