Antonveneta, in arrivo sequestro da 105 milioni

Nell’inchiesta per aggiotaggio il gip Forleo deciderà se bloccare i ricavi dei 18 bresciani che hanno agito in concerto. S’indaga sui regali di Bpl

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Sale il termometro nell’inchiesta per aggiotaggio e insider trading sul titolo Antonveneta. A Milano, al settimo piano del Tribunale, il gip Clementina Forleo ha preso i fascicoli e sta studiando a casa le carte dell’inchiesta. Questione di qualche giorno e arriverà la richiesta di sequestrare o no gli oltre 105 milioni di euro che i 18 “concertisti” bresciani avrebbero ricavato dalle compravendite del titolo della banca padovana. Delle ottime plusvalenze.
Bisogna ricordare che gli imprenditori acquistarono le azioni sfruttando linee di credito da 550 milioni aperte poco prima dalla Popolare di Lodi (ora Banca popolare italiana) al super-favorevole tasso del 4 per cento. Tranne i fratelli Lonati, tutti gli altri bresciani rivendettero le azioni all’allora Popolare di Lodi che riuscì, all’assemblea del 30 aprile, a conquistare la guida di Antonveneta ambita dal gruppo Abn Amro. E così trapela che la richiesta pronta alla firma dei pm milanesi Eugenio Fusco e Laura Pedio non è di mettere i sigilli sull’intera somma investita, ma unicamente sui ricavi ottenuti. Se la Forleo dovesse seguire le volontà dei pm, per la prima volta in Italia e in fase di indagini preliminari verranno bloccate consistenti somme frutto di un presunto insider trading. Intanto in procura l’indagine, dopo la settimana di ferie del pm Eugenio Fusco, è in accelerazione. Pm e Guardia di finanza hanno interrogato numerosi testimoni, a iniziare da alcuni banchieri d’affari. Tra questi spicca Enrico Luigi Colnago, nato a Cambiago ma residente a Lugano, indagato per riciclaggio a Parma nella bancarotta Parmalat. Colnago, come già raccontato dal Giornale, si presentò a Padova rappresentando un semisconosciuto fondo irlandese (Generation Fund, 32 Herbert street, Dublino) con 3,7 milioni di azioni di Antonveneta. Al momento del voto, il banchiere si astenne. Qualche giorno fa gli inquirenti l’hanno interrogato per sapere chi erano i sottoscrittori delle quote del Generation. Sentito per un paio d’ore, il banchiere d’affari ha risposto, ricostruendo la storia del fondo. In particolare, ai magistrati ha spiegato che sia Popolare di Lodi, sia Bipielle Suisse di Lugano hanno quote superiori al 5 per cento. Una risposta giudicata insoddisfacente visto che il Generation Fund sarebbe una costola della banca di Gianpiero Fiorani. Secondo gli inquirenti 100 dei 120 milioni di quote sono riconducibili direttamente o indirettamente alla Banca popolare italiana.
Se queste risultanze investigative fossero confermate, significa che un altro blocco di titoli (l’1,3 per cento) gravitava nell’orbita Bipielle. Si apre infine un fronte investigativo ancora tutto da esplorare: i regali che la Popolare di Lodi ha fatto a personaggi istituzionali in occasione di alcune particolari cerimonie, come Natale o anniversari di matrimoni.
Durante le ultime perquisizioni alla Popolare di Lodi sono stati sequestrati anche alcuni appunti e post-it con indicati oggetti in argento. Gli inquirenti vogliono capire se hanno in mano una lista completa o se ve ne siano anche degli altri.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it