«Per Antonveneta la benedizione di Bankitalia e della Consob»

Milano«Coprire. Avallare. Suggellare. Ratificare». Quattro verbi all’infinito, infilati uno dopo l’altro da Gianpiero Fiorani per raccontare ai giudici il vero senso dell’ispezione «morbida» decisa dal governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio sulla Banca popolare di Lodi ai tempi della scalata Antonveneta. Un’ispezione, racconta Fiorani, resa inevitabile dalle pressioni dei media, ma che nei piani di Fazio aveva tutt’altro obiettivo che quello di fare luce su quanto stava accadendo, e puntava anzi a dare l’imprimatur finale al progetto di Fiorani, benedetto da Fazio per fare trincea - in nome dell’«italianità» di Antonveneta - davanti all’avanzata degli olandesi di Abn Amro.
Visto da vicino, Fiorani ha un fisico massiccio, un contadino padano con le manone irsute. Così fanno ancora più effetto la chiarezza e la sicurezza di sè con cui, passaggio dopo passaggio, l’imputato spiega ai giudici del processo Antonveneta la sua verità sui mesi convulsi della primavera del 2005. Tanto l’ex governatore Fazio era stato nervoso e contraddittorio, quando era stato il suo turno di rendere interrogatorio, tanto Fiorani appare tranquillo e micidiale.
Così, eccola la storia della scalata Antonveneta secondo il suo protagonista. Ed è la storia di una scalata benedetta dalle due istituzioni che più di ogni altra dovevano vigilare sulla correttezza: Banca d’Italia e Consob. Perché se Fiorani per Fazio, l’ex amico che ora gli dà del simpatico imbroglione, ha parole severe, ancora più pesante è nei confronti di Lamberto Cardia, allora come oggi presidente della Consob: che anche lui si sarebbe schierato a sostegno della scalata, al punto di convocare personalmente Fiorani che era a sciare per rivelargli gli ultimi passaggi della vicenda.
E non solo. Perché Fiorani parla esplicitamente di come dall’interno della magistratura sarebbero arrivate «dritte» utili ai protagonisti della scalata. Di una, ribadisce ieri Fiorani, sarebbe stato latore proprio Cardia, che lo avrebbe avvisato nel marzo 2005 che sul suo progetto indagava la Procura di Milano. Dell’altra, sarebbe stato protagonista il presidente del Tar del Lazio, Lino De Lise, chiamato - quando era ancora semplice giudice - a decidere sul ricorso degli olandesi di Abn contro il via libera di Bankitalia all’opa: e che preannunciò in modo estremamente dettagliato la sentenza che avrebbe dato torto ad Abn, e lasciato via libera ai sostenitori dell’«italianità» di Antoneveneta.
Il partito del tricolore, d’altronde, era vasto e trasversale, e contava su una cinquantina di parlamentari che erano stati schierati a difesa del mandato a vita di Fazio a via Nazionale. Di alcuni di questi, Fiorani ha ricordato di avere finanziato personalmente le campagne elettorali: il senatore Luigi Grillo, con trecentomila euro in contanti, e il senatore Marcello Dell’Utri, con centomila euro. Ma la generosità dell’amministratore delegato della Popolare di Lodi si riversava anche su i colleghi: come Fabrizio Palenzona di Unicredit, sul cui conto «Radetzky» a Montecarlo affluirono somme rilevanti.
«Ricostruzione fantasiosa», era stata definita da Consob dopo la scorsa udienza quella fornita da Fiorani. E ieri, in aula, i legali di Cardia tornano all’attacco, rinfacciando all’imputato contraddizioni con documenti e persino con le sue precedenti dichiarazioni. Come quando retrodata al 18 marzo la decisione dell’ispezione Consob partita ufficialmente il 18 aprile. É vero che un timbro sulla pratica porta proprio la data del marzo: ma si tratta, spiegano i legali di parte civile, di un «mero errore materiale».