Antonveneta, il Csm indaga sui due pm

da Milano

Il Csm si sta interessando dell’inchiesta Antonveneta o, meglio, di alcune scelte processuali compiute dai pm Eugenio Fusco e Giulia Perrotti. Più in particolare, è stato il vicepresidente Virginio Rognoni a interessarsi alle indagini dopo essere stato sensibilizzato riservatamente dal professor Franco Coppi. Il penalista, difensore nel troncone romano del governatore Antonio Fazio e del capo della vigilanza Francesco Frasca, ha inviato infatti proprio a Rognoni una lettera, con alcuni allegati, dolendosi di un errore che sarebbe stato compiuto dalla Procura.
Nel carteggio si fa riferimento ad una telefonata tra Coppi e il suo assistito Frasca che è finita trascritta nel provvedimento di sequestro delle azioni Antonveneta. Il telefono di Frasca era intercettato e quello portatile di Coppi ancora non era stato «identificato». «Anche se dal tenore del colloquio - osservava lo stesso Coppi -, si poteva capire che Frasca parlava con il difensore». Una questione non propriamente di stile: la normativa impedisce di utilizzare le telefonate tra indagato e difensore come fonte di prova. Insomma una formale lesione del diritto di difesa che già aveva provocato una garbata e ferma missiva di Coppi sia ai Pm sia al gip Clementina Forleo, come raccontato dal Giornale a settembre. Ora si scopre che il 3 agosto il penalista aveva scritto a Rognoni. Il vice di Carlo Azeglio Ciampi a palazzo de’ Marescialli prima ha esaminato il carteggio e l’indomani a stretto giro di posta ne ha fatto mandare parte in copia al procuratore capo Manlio Minale. Trattenendo la missiva vergata da Coppi, a lui direttamente indirizzata. «Le invio per opportuna conoscenza - scrive dal Csm Donatella Ferranti a Minale - e per incarico del professor Virginio Rognoni copia della nota indirizzata ai Pm allegata alla lettera fatta pervenire in via riservata al vicepresidente dal professor Coppi in data 3 agosto». Minale in quei giorni non c'era. A dirigere l'ufficio della procura c'era infatti l'aggiunto Armando Spataro che ha trasmesso le lettere ai pm Fusco e Perrotti. I due, si mormora negli uffici della procura, sono rimasti sorpresi dalla scelta di Coppi di investire il Csm. Anche perché consideravano chiuso «l'incidente» con la lettera di scuse che avevano inviato a Coppi a risposta della sua missiva di doglianze. Fusco e la Perrotti avevano infatti scritto: «(...) si è trattato all’evidenza di un errore del tutto involontario, determinato dalla mancata corretta identificazione della sua persona e del suo ruolo professionale». Ora il Csm valuterà il da farsi: Rognoni potrebbe decidere di chiudere subito la questione, visto che ha ricevuto la documentazione «pervenuta in via riservata» o disporre ulteriori accertamenti.