Antonveneta, giovedì il cda Bpi Attesa per il verdetto del Tar

Massimo Restelli

da Milano

La matassa Antonveneta torna sul tavolo del consiglio di Banca Popolare Italiana. L’appuntamento è fissato per giovedì quando Giorgio Olmo, salito alla poltrona di amministratore delegato al posto di Gianpiero Fiorani (sospeso per due mesi), illustrerà al board il lavoro finora svolto per fornire a Bankitalia le delucidazioni richieste sulla solidità patrimoniale del gruppo. In gioco c’è lo sblocco della doppia offerta (l’Opa e l’Ops) studiata da Fiorani per conquistare Antonveneta, anche se la stretta della procura ha ridotto ai minimi le chance di realizzare il prospettato matrimonio con Padova.
Molto dipenderà anche dall’Authority di Lamberto Cardia che ha messo in agenda altre audizioni al fine di stringere i tempi così come dal verdetto del Tar, atteso a breve, sul ricorso presentato da Lodi. Tasselli fondamentali per capire la forza «negoziale» di Bpi alle prese anche con la pagella di Moody’s che ieri ha motivato il recente taglio del rating con i timori sulla patrimonializzazione del gruppo. Variabile che non potrà essere trascurata dal Cda chiamato anche a fare il punto sulla soluzione migliore per risolvere l’impasse.
Ecco perché mentre i legali studiano come placare la bufera giudiziaria, non dovrebbe mancare una riflessione sul canale diplomatico avviato da Abn, disposta a rilevare il 40% di Padova dalla mani di Popolare Italiana riconoscendo un prezzo di 26,5 euro per azione e avviando lo «spezzatino» degli sportelli. La prospettiva di un armistizio con gli olandesi (Lodi potrebbe spuntare una «buonauscita» di 300 agenzie) sembra tuttavia essere accolta con freddezza a Lodi. Soprattutto se il lavoro degli advisor confermerà le indiscrezioni che indicano alcuni gruppi non solo italiani attenti all’evolversi della partita: circolano i nomi di Deutsche Bank, Popolare Emilia Romagna e Banca Intesa, che dovrebbe però affrontare notevoli sovrapposizioni territoriali.
Realtà che potrebbero trasformarsi in eventuali cavalieri bianchi laddove la situazione di Bpi precipitasse fino a trasformare la banca lodigiana da predatore a preda anche in considerazione che Capitalia, di cui Abn è un grande azionista, è interessata a espandersi nel lombardo-veneto. Speculazioni che la scorsa settimana hanno sostenuto il titolo in Piazza Affari (meno 0,33% la chiusura di ieri) malgrado nelle casse di Bpi ci siano 3 miliardi e altri 650 milioni siano in arrivo.