Antonveneta, Lazard consiglia a Bpi di vendere

Gli advisor: «Inutile proseguire il braccio di ferro sugli sportelli». Titolo ancora in corsa: più 3%

Massimo Restelli

da Milano

Lazard e Dresdner consigliano a Banca Popolare Italiana di mollare la presa su Antonveneta accettando i 26,5 euro proposti da Abn Amro. Una bozza di accordo sarebbe stata ormai definita dai consulenti confermando così quel clima di ottimismo che continua ad animare Piazza Affari: ieri il titolo Bpi ha guadagnato un altro 2,98% a quopta 8,405 euro tra scambi intensi.
Il pallino passa nelle mani del consiglio di amministrazione dell’istituto lodigiano (l’incasso potenziale è 2 miliardi) ma Lazard e Dresdner avrebbero suggerito all’ad Giorgio Olmo di accettare la proposta di Amsterdam, convinti che sia venuta meno la valenza «industriale» del braccio di ferro per lo spezzatino degli sportelli Antonveneta. Il momento della svolta potrebbe essere lunedì prossimo quando il board di Bpi si riunirà per approvare i risultati semestrali ma non è escluso che il dado sia tratto già domani. Firmata la pace Abn rilancerebbe la propria Opa su Antonveneta rilevando le quote dei concertisti: Stefano Ricucci, Emilio Gnutti, Danilo Coppola e i fratelli Lonati.
Molto dipenderà tuttavia dall’assenso della Procura al dissequestro del 30% di Padova nelle mani di Bpi ora affidato in custodia a Emanuele Rimini. I segnali di disponibilità non mancano ed è probabile che l’accordo induca Bankitalia e Consob a lasciare cadere la doppia offerta, ora sospesa, pensata dall’ex Popolare di Lodi per unirsi ad Antonveneta.
Bloccata negli uffici della Commissione rimane anche l’Opa (2,7 euro per azione) costruita da Unipol per unirsi a Bnl. Malgrado gli sforzi profusi dall’ad Giovanni Consorte, non è infatti ancora partito l’ordine di stampa delle 420 pagine del prospetto informativo. A fermare le rotative, la pubblicazione sui quotidiani appare slittata alla prossima settimana, è un contratto derivato (in gergo un equity swap) con cui Popolare Italiana ha «parcheggiato» l’1,6% di Bnl nelle mani di Deutsche Bank mantenendo però il diritto di richiamare la partecipazione. L’accordo, di cui si faceva cenno nel patto di sindacato siglato da Unipol per fare scattare l’Opa su Via Veneto, appare infatti difficile da conciliare con lo schema di offerta approvato da Lamberto Cardia a fine agosto previa la «correzione» del documento in 12 punti.
La via di uscita potrebbe essere offerta da Lodi che dovrebbe «disincagliare» una quota comunque necessaria a Consorte per ottenere a priori la maggioranza di Bnl e per evitare il rischio di possibili esposti da parte del Bilbao. Risolto lo stop al prospetto e ottenuto l’ok di Bankitalia, Unipol potrà lanciare un’Opa che avrebbe già ricevuto l’assenso informale dell’Isvap.