Antonveneta, la quota Bpi tutta in pegno alle banche

Intanto Bankitalia «scava» nei rapporti tra Deutsche e l’istituto di credito lodigiano

da Milano

È quasi tutta in pegno la quota Bpi in Antonveneta. A quanto risulta dal verbale dell'assemblea dei soci del 27 luglio (quella in cui Abn Amro ha nominato il suo consiglio di amministrazione), Banca Popolare Italiana era presente a Padova con il 27,54% rappresentato dal custode Emanuele Rimini: il 25,88% era in pegno a 10 banche, 4 milioni di pezzi erano privi di pegno e c'era infine un pacchetto di 1,1 milioni di titoli in capo ad Alì spa con pegno in favore della banca lodigiana, ma con vincolo di diritto di voto al beneficiario. Alì è una società attiva nel settore dei supermercati che fa capo alla famiglia Canella, ex pattista della fiduciaria Deltaerre, già socia di Antonveneta. I titoli in capo a Bpi sono in pegno a Pop Emilia, Pop Vicenza, Caribolzano, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Dresdner, Lloyds Tsb Bank, Royal Bank of Scotland, Unipol Banca e Westlb. Nel verbale della precedente assemblea del 30 aprile non risultavano invece pegni di azioni Antonveneta in portafoglio all'allora Pop Lodi.
Intanto la Guardia di finanza ha avviato accertamenti su un conto corrente vincolato della ex Lodi presso la sede londinese della Deutsche Bank. Un conto la cui scoperta da parte di due ispettori di Bankitalia ha determinato la sospensione delle offerte promosse da Bpi sull'istituto di Padova decisa lo scorso 30 luglio. Il conto potrebbe essere al centro di una complessa operazione finanziaria legata alla vicenda delle cosiddette «minorities», le quote di società controllate - ipotizzate come fittizie dagli investigatori e compiute verso banche straniere come Bnp Paribas, Deutsche Bank e Dresdner Bank - che Popolare Italiana avrebbe fatto per raccogliere la liquidità necessaria alla scalata di Antonveneta.
In particolare, l'attenzione degli inquirenti è sulla vendita di quote di minoranza effettuate dalla banca lodigiana verso Deutsche Bank (le tranche trattate da lei dovrebbero essere state cinque), Dresdner Bank e Bnp Paribas e garantite dalla stessa Bpi attraverso la società lussemburghese Sonata Securities. Con la possibilità di rilevarle entro un anno.
E, a proposito di Sonata, ieri è anche emerso in maniera più chiara il ruolo giocato da Deutsche Bank: Ian Holt, il responsabile della divisione Strategic equity (cioè la finanza strutturata) di Deutsche Bank Londra, come risulta dai documenti depositati in Lussemburgo, è infatti amministratore di Sonata. Ed è riconducibile alla filiale londinese della banca tedesca anche un altro dei quattro «directors» di Sonata: Simon Rouè, che ha indirizzo professionale a Winchester House, Great Winchester Street, Londra, lo stesso di Deutsche Bank Uk.
E domani a Lodi il consiglio di amministrazione farà il punto sulla vicenda Antonveneta. All'incontro - il terzo presieduto da Giorgio Olmo dopo l'interdizione temporanea inflitta all'ad Gianpiero Fiorani dal Gip di Milano Clementina Forleo - si discuterà delle mosse compiute sino ad ora per fornire le informazioni richieste dalla Banca d'Italia la quale, la scorsa settimana, aveva chiesto alla ex Lodi ragguagli relativi alla sua solidità patrimoniale e all'andamento dell'aumento di capitale. E si dovrebbe parlare anche delle opzioni in campo per chiudere la partita Antonveneta dopo che gli olandesi di Abn Amro sembrano mostrare disponibilità a raggiungere una soluzione.