Antonveneta, il rilancio di Abn: 26,5 euro

Ricucci potrebbe cedere ai soci italiani il suo 4,9 per cento

da Milano

Gli olandesi di Abn Amro mettono un euro e mezzo in più per l’acquisizione di Antonveneta. Ieri sera Abn ha elevato da 25 euro a 26,5 euro la propria Opa e ha prolungato il termine al 6 luglio, per un controvalore complessivo di 7,6 miliardi di euro. Si tratta di un Opa migliorativa anche rispetto a quella più generosa e concorrente lanciata da Bipielle che, tra carta e cash, vale 26 euro. La Consob stava indagando su alcuni acquisti fatti sul mercato, superiori al valore originario dell’Opa, che potevano essere messi in relazione con gli olandesi. E dunque vi era la possibilità che l’Autorità di vigilanza obbligasse comunque d’imperio Abn a migliorare l’offerta.
Ieri il numero uno di Abn Amro, Rijkman Groenink, era a Padova a cercare proseliti tra gli imprenditori veneti. E nel frattempo i sindaci di Antonveneta passavano alle vie di fatto chiedendo al presidente Tommaso Cartone di convocare d’urgenza il vecchio consiglio. Il termine posto sono le 15 di oggi, in caso contrario il collegio sindacale provvederà alla convocazione per lunedì considerando il vecchio cda in prorogatio, dopo che il tribunale pochi giorni fa ha confermato la cancellazione del vertice targato Bipielle. Dietro la determinazione del provvedimento si celerebbe la longa manus di Abn Amro che, ridotta in minoranza nel capitale, tenta di reinsediare un cda a essa più favorevole così da evitare il commissariamento di Antonveneta (dove sono già al lavoro gli ispettori di Bankitalia). Malgrado le rassicurazioni elargite mercoledì da Gilberto Muraro, i contatti tra consiglieri erano proseguiti per tutta la giornata con l’obiettivo di fare pressing su Cartone.
Il piano di Abn deve però fare i conti con Bipielle che propende per affidare a un commissario il compito di convocare l’assemblea che dovrà nominare il nuovo vertice padovano dopo l’azione di concerto contestata dalla Consob.
Al contrario, la mossa del gruppo olandese, decisa in un cda ad Amsterdam, mira a scardinare il fronte coagulatosi attorno alla Lodi che raggruppa il 41% del capitale (e che conta Emilio Gnutti, i fratelli Lonati e Danilo Coppola) e che ha lanciato una doppia offerta (obbligatoria a 24,47 euro) e di scambio (offre parte contanti e parte titoli Reti Bancarie Holding e Popolare Lodi) a 26 euro, ancora in attesa di autorizzazione dalla Consob dopo le modifiche apportate in extremis. E sembrerebbe che alcuni dei soci italiani, specialmente alcune casse di risparmio e popolari che avevano acquistato titoli durante il rastrellamento, starebbero valutando l'opportunità di uno sganciamento. Alcuni osservatori si spingono a considerare l'ipotesi, nonostante i profondi legami con Fiorani, di un cambio di casacca di Stefano Ricucci (che possiede il 4,9% di Antonveneta), impegnato a fondo nella vicenda Rcs e quindi molto esposto finanziariamente. Con le quote degli altri soci italiani infatti, tra cui quella di Ricucci appunto, il fronte antiolandese conta su oltre il 51%, in grado di vanificare ogni offerta di Abn. Con un rilancio però, i giochi potrebbero riaprirsi, anche offrendo una via d'uscita onorevole allo stesso Fiorani che potrebbe valersi di una grossa plusvalenza mettendo così a posto gli indicatori patrimoniali della banca.