Antonveneta, sì al libero mercato in libero Stato

Giorgio Oldoini

La scalata all’Antonveneta ricorda la lotta tra Time e Paramount per il controllo della Warner, che risale alla metà degli anni Ottanta. Time e Warner stavano portando a termine una fusione, quando, all'improvviso, Paramount fece un'offerta in contanti per Time di gran lunga superiore a ciò che gli azionisti avrebbero ottenuto a seguito dell'incorporazione. Per bloccare Paramount, Time mise a segno una pillola di veleno che impose terribili conseguenze legali se la prima avesse acquisito più che una minima porzione di quote di Time. Paramount chiese al tribunale una ingiunzione che invalidasse quella previsione onerosa. Nel corso del processo, Paramount dichiarò che la pillola di veleno non aveva lo scopo di salvaguardare l'interesse degli azionisti ma era semplicemente uno strumento inteso a proteggere il management di Time. I rappresentanti legali di Time e Warner ribatterono che il blocco era stato preparato per proteggere gli azionisti di Time da un'offerta disonesta. I legali di Paramount respinsero l'affermazione perché incontrollabile: come poteva il progetto a lungo termine non realizzato valere più dell'offerta in contanti? Nonostante le posizioni opposte i procuratori legali delle parti furono d'accordo sul principio sacro che il controllo avrebbe dovuto essere assunto dalla parte in grado di massimizzare il valore di lungo periodo delle azioni. Il tribunale, dopo una brevissima istruttoria, diede ragione a Time-Warner e Paramount dovette ritirare l'offerta.
Tornando alle vicende nostrane, il consiglio della banca-preda cerca di ostacolare la Popolare dichiarando inadeguato il piano industriale. E gli azionisti si dividono in due categorie: quelli che si accontentano di percepire un compenso di tipo speculativo e quelli (certamente i più) che vogliono partecipare al progetto industriale e chiedono di sapere quali siano le utilità potenziali attese. In questo quadro di fondo pesano pesanti incognite. Abn Amro ha buttato sul piatto una presunta discriminazione ai danni dell'operatore straniero, come ha fatto la Bbva per la scalata in Bnl. Chi abbia dimestichezza dei mercati internazionali sa bene che l'Europa delle Patrie non è in via di effettivo superamento. In Germania, le imprese più grandi impongono agli appaltatori di acquistare prodotti nazionali e respingono quelli fabbricati all'estero. Nella Spagna di Bbva, l'Eutelsat (una società francese guidata dall'italiano Berretta che opera nel mercato satellitare) è soggetta a pesante discriminazione da parte del governo che impedisce passaggi di mano dei titoli azionari in nome dell'interesse nazionale. Tornando all'Antonveneta, l'Opas non si basa su interventi che falsano la concorrenza: decideranno gli azionisti quale sarà l'offerta migliore, posto che le offerte siano dichiarate praticabili dalle Autorità. E se anche, a monte di tutto questo, vi fosse una regia occulta di qualche grande vecchio che cerca di fare di tutto perché, nel rispetto delle regole, il sistema bancario italiano mantenga una propria autonomia, non si capisce dove starebbe lo scandalo. Un competitore che fa esposti alla Procura anziché aumentare l'offerta, si squalifica agli occhi del grande pubblico interessato ad ottenere il prezzo più elevato. L'episodio pone in risalto il problema dell'ingresso del giudice in economia: un sistema che non dia certezze in tempi rapidi non assolve al proprio ruolo. È mai possibile che per avere un giudizio definitivo occorra attendere le valutazioni di magistrature diverse, di tipo amministrativo, civile o penale, prima ancora delle Autorità di settore? L'economia di mercato richiede l'uscita dal perverso meccanismo dei poteri interdettivi di istituzioni diverse.