Antonveneta, sequestrati 43 milioni di euro a Consorte e Sacchetti

Le somme depositate su otto conti correnti dei due manager. Ascoltato Fiorani. La Procura verso la chiusura dell’inchiesta

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Ci sarebbe da dire: ogni promessa è debito. E così è anche alla Procura di Milano. Mentre Gianfranco Boni, l’ex braccio destro di Fiorani, ancora raccontava delle provviste di denaro negli scatoloni, mazzette di soldi, sempre a suo dire, pronti per il vicepresidente di Unicredt Fabrizio Palenzona, su al quinto piano i sostituti procuratori del pool finanziario si sono rimessi al lavoro. Ai giornalisti l'avevano ripetuto da giorni: «Subito dopo l’incidente probatorio di Fiorani-Boni, rilanciamo le indagini». A metà pomeriggio è così tornato Fiorani per un interrogatorio sia su un fronte investigativo nuovo, sia di limatura sulla scalata Antonveneta. Necessario per chiudere il troncone dell’assalto alla banca padovana con relativo avviso conclusione indagini preliminari che verrà firmato prima dello stop d'agosto. Ma Fiorani potrebbe aiutare i magistrati anche sul fronte Fazio-Bnl visto che le domande di uno degli ultimi interrogatori non conclusi del banchiere di Lodi vertevano proprio sulla presunta «regia» del mago di Alvito sui concerti estivi che riguardavano gli istituti di credito.
A dare ossigeno puro agli inquirenti ci pensa poi il gip Clementina Forleo. Ha disposto il sequestro di 43 milioni di euro accreditati su otto conti corrente riferibili a Giovanni Consorte, ex presidente di Unipol, e all’ad Ivano Sacchetti. Per l’accusa il denaro sarebbe frutto di plusvalenze su operazioni di trading realizzate da Bpi evadendo il credito di imposta sul capital gain. «Soldi frutto di consulenze per Chicco Gnutti», replica da tempo Consorte ricorrerà contro il sequestro.
In Procura c'è l'aria delle grandi pulizie pasquali. Chiudiamo i fascicoli che si trascinano, a iniziare da quello sulla scalata ad Antonveneta con le prove ormai cristalizzate. E individuiamo i fronti da approfondire per altrettanti stralci. Ma questo stop and go non è così facile. Innanzitutto perchè la sentenza pronuncia in Cassazione sulla competenza del reato di aggiotaggio ha imposto una riflessione in Procura per non vedersi poi le indagini scippate da altri giudici. Si innesta poi una questione finora trascurata. Nella scalata alla Bnl, infatti, i passaggi di quote, gli accordi sottobanco, i presunti aggiotaggi presentano dinamiche più sofisticate, complesse di quelle scelte per la scalata Antonveneta. Insomma, si trattò davvero di due scalate gemelle, come qualcuno ha avuto interesse a far apparire fin dai tempi dell’estate delle intercettazioni, oppure sono vicende con personaggi in comune ma evoluzioni diverse?
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it