Antonveneta, slitta ancora la firma tra Bpi e Abn Amro

Oggi nuovo consiglio di amministrazione della ex Popolare di Lodi

da Milano

La telenovela continua: anche ieri è saltata la più volte annunciata firma del contratto di vendita ad Abn Amro delle azioni Antonveneta in mano alla Popolare italiana e ai suoi alleati. In mattinata gli avvocati delle due parti (civilisti e penalisti) avevano incontrato i pubblici ministeri Eugenio Fusco e Giulia Perotti, autori del provvedimento di sequestro delle azioni Antonveneta in mano a Bpi e concertisti. Dopo l’incontro le dichiarazioni di tutti erano state ottimistiche. Sembrava dunque che fosse arrivato il viatico della Procura, indispensabile per la firma in programma per il pomeriggio. E invece anche ieri il risultato finale è stato un nulla di fatto. Bpi e Abn non sono riusciti a trovare l’accordo sugli ultimi dettagli dell’accordo mentre per la Popolare resta il problema dei rapporti con i concertisti, soprattutto per quanto riguarda lo scioglimento del patto parasociale che lega l’ex Lodi agli alleati.
Ora la strada rischia di allungarsi ulteriormente. Il mandato di vendita affidato all’amministratore delegato della Popolare Italiana Giorgio Olmo scadeva ieri sera. Oggi alle 18 è stato dunque convocato un nuovo consiglio di amministrazione dell’istituto lodigiano che dovrà fare il punto sulle trattative, riesaminare la questione ed eventualmente riaffidare una delega allo stesso Olmo.
La riunione del board, convocata nella mattinata di ieri, non ha un ordine del giorno definito. Oltre che della vendita ad Abn si parlerà anche delle altre questioni che restano aperte nel delicato momento attraversato dalla banca guidata fino a poche settimane fa da Gianpiero Fiorani. Un capitolo importante è quello della corporate governance dell’istituto. Dopo la decisione di dare un segnale di discontinuità nella gestione, con la nomina di un direttore generale esterno e dopo le dimissioni di Gianpiero Fiorani dalle sue cariche, sembra che la Procura della Repubblica abbia chiesto altri segnali di rottura con il passato.
In prima battuta si parlerà dunque della figura del nuovo direttore generale, oggetto anche del recente colloquio tra Olmo e i vertici di Banca d’Italia. Secondo alcune indiscrezioni, però, parte della discussione potrebbe riguardare il ruolo del direttore finanziario Gianfranco Boni, manager vicinissimo a Gianpiero Fiorani e come lui vittima della decisione dei magistrati milanesi che lo hanno sospeso dall’incarico. Ora per Boni potrebbe venire il momento di un allontanamento dall’incarico.