Antropologia minima delle tribù da crociera

Il viaggio è conveniente, ma la regola numero uno è quella di fare attenzione agli extra

Massimiliano Lussana

Mi ero preparato per bene: opera omnia di Conrad in valigia; visione preventiva benaugurante di Titanic e Poseidon; documentazione ricchissima sull’anniversario dell’Andrea Doria.
Ma per scrivere il diario di dieci giorni a bordo di Costa Concordia, la nuova ammiraglia della compagnia ammiraglia, la nave passeggeri più grande d’Europa, forse è meglio dimenticare il passato e tutti i racconti di mare e raccontare storie di terra. Peraltro assolutamente da consigliare agli appassionati del genere, ma anche a chiunque non ci sia mai salito.
Perché è del tutto incidentale il fatto che la Concordia navighi, offrendo per tutta la stagione crociere di sette giorni nel Mediterraneo con scali a Savona, Barcellona, Palma di Maiorca, Tunisi, Malta, Palermo e Civitavecchia. La nuova ammiraglia Costa è una città (galleggiante, vabbè) in tutto e per tutto. Se non fosse per il panorama azzurro dai finestrini e dagli oblò, sarebbe difficile accorgersene. E, come ogni città che si rispetti, è popolata dalle sue tribù. Vere e proprie specie antropologiche da crociera che proviamo a raccontare.
I «tutto compreso»
La nuova frontiera delle crociere è l’accessibilità a tutti. Grazie a navi come Concordia, che ospitano 3.780 passeggeri, i prezzi si sono abbattuti e, prenotando per tempo, si riesce a viaggiare con mille euro a persona per una settimana. In questa cifra sono compresi vitto, alloggio e divertimenti vari e un passeggero particolarmente attento può sbarcare nel porto finale senza sborsare un centesimo supplementare. Sul serio, non teoricamente.
E, intendiamoci, senza per questo essere costretti a pane e acqua. Anzi, se non si sta attenti, si rischia di tornare a casa pesando il doppio di quando si è partiti. C’è gente che - proprio in nome del «tutto compreso» - riesce a farsi otto pasti al giorno, dalla colazione delle sei e mezzo, al buffet di mezzanotte. Appuntamento solitamente abbinato alla domanda: «Scusi, mi sa dire a che ora è il buffet di mezzanotte?».
Il popolo del «tutto compreso» è facilmente riconoscibile perché - rigorosamente munito del Today, il programma quotidiano di viaggio fornito a bordo delle navi Costa - vaga da un ponte all’altro per non perdersi l’apertura di buffet e ristoranti. Appena i camerieri aprono le porte e fanno scorrere i pannelli che li separano dal cibo, poi, quelli del «tutto compreso» si producono in scatti da centometristi francamente impensabili per pance di quelle dimensioni, perdipiù in costante ed esponenziale lievitazione.
I «tanto è tutto compreso»
L’altra faccia dei «tutto compreso» sono i «tanto è tutto compreso», quelli che - partendo dalla considerazione che il viaggio base sulle navi Costa è davvero conveniente - lasciano scappare il piede sugli extra. Perché, se è vero che navigare costa poco, è altrettanto vero che (in modo assolutamente trasparente, visto che la compagnia è di una correttezza esemplare nel comunicare tutti i costi) è facile lasciare fortune a fine crociera. E non solo per gli appassionati dei casinò viaggianti che passano l’intera settimana alle slot o alle roulette di bordo, attendendo con ansia il fischio che annuncia la partenza della nave, momento coincidente con l’apertura di macchinette e tavoli, visto che in porto non si può giocare. Ma anche le consumazioni a tavola, ai bar, nei minibar, tutte caricate del 15 per cento di servizio; le spese dal fotografo e nei negozi di bordo; i giri sul modello di Formula uno che permette a tutti i passeggeri di Costa Concordia di simulare un intero gran premio; i massaggi nella beauty farm di bordo, paradisiaci mentre te li fanno e diabolici al momento di pagarli; e soprattutto le escursioni, contribuiscono a far lievitare il totale. A peggiorare la situazione c’è il fatto che, a bordo, il contante è bandito. E si paga con una carta magnetica, la Costa Card che vale come moneta di bordo. Poi, si regola - con la carta di credito vera o in contanti - l’ultimo giorno. Comodissimo. E pericolosissimo.
Per i sadici, il pagamento dei conti finali da parte di alcuni passeggeri è uno dei più divertenti della crociera. Vedi attempati mogli e mariti che fino a due ore prima sembravano sposini in viaggio di nozze, rinfacciarsi il parrucchiere di lei e i gin tonic di lui. Perché, qui sta il bello: come abbiamo detto, la Costa con tutto questo non c’entra assolutamente nulla e, anzi - pur invogliando subliminalmente agli acquisti - informa scrupolosamente sull’ammontare di ogni spesa. Quindi, se entri nel club dei «tanto è tutto compreso», è solo colpa tua.
I salutisti
Sono quelli che vanno in crociera per dimagrire. Oddio, a giudicare dal numero di pasti e spuntini che vengono offerti ai passeggeri a tutte le ore (e gratis!), più che salutisti sono masochisti. Tranne che si rintanino nel Club Samsara, novità assoluta della Costa Concordia, una vera e propria spa di 2.100 metri quadri, con tanto di cabine riservate. Passare al Samsara è come entrare in un altro mondo: i classici della mazurka ballati sul ponte centrale da coppie instancabili che non mollano la posizione nemmeno sotto tortura, vengono sostituiti da musichette giapponesi, meglio ancora se irradiate a basso volume nel giardino d’inverno dove ci si rilassa; i menù, buonissimi, ma ipercalorici, dei ristoranti principali, cedono il passo al club Samsara, dove vincono i brodini vegetali e la cucina molecolare di Ettore Bocchia, chef del gran hotel Villa Serbelloni di Bellagio, che serve anche in crociera il suo gelato raffreddato davanti agli occhi dei passeggeri con azoto liquido a meno 270 gradi o giù di lì; il profumo di pizze sfornate in continuazione lascia spazio all’essenza di tisana biologica; l’odore di olio superabbronzante dei lettini sui ponti dove ci si arrostisce, viene travolto da effluvi di olii da massaggio, roba divina. Tranne che si opti per il massaggio orientale per sciogliere i muscoli: in questo caso una massaggiatrice, peraltro carina e in grado di far sognare, toglie subito spazio ai sogni, salendo sulla schiena del massaggiando e facendogli una serie di torture inenarrabili, con tanto di scrick-scrack delle ossa. Ma, l’abbiamo detto: al salutista tutto questo piace, generalmente è un masochista.
I turisti
Questi sono facili da raccontare: sulla nave non si vedono praticamente mai. Passano le loro giornate in escursioni turistiche, anche due o tre per scalo, camminando per decine di chilometri. Scendono a terra all’alba, appena la nave attracca, e salgono al tramonto, appena in tempo per ripartire. Durante la navigazione dormono, esausti per le camminate.
Quelli dell’animazione
Nella vita sono serissimi professionisti e intellettuali che, una volta saliti a bordo, decidono che devono gettarsi nel rutilante mondo dell’animazione da crociera. Non si perdono un’attività: dal corso per costruire i segnaposto a forma di fiore, alla caccia al tesoro in biblioteca. Qualcuno è stato visto anche allo Squok club, dedicato ai bambini, cercando di mimetizzarsi.
I papà che «vado in nave, lascio il bimbo alle signorine e mi riposo»
Non pervenuti. Le signorine dell’animazione per bimbi sono brave e organizzano feste in continuazione. Ma i bimbi che hanno a disposizione il papà, non lo mollerebbero per nessun motivo al mondo. Come lo so? Chiedete a mio figlio...