Anuarí

Anuarí, io t’invoco addormentato e ti vedo in un sonno
\[senza fine.
Un’ombra, sei, che sciama soavemente sul mio pensiero,
\[tenebra divina
delle tue ciglia, conserte come ali di farfalla, vellutata peluria
\[alle tue occhiaie.
Sì, o mio Anuarí, una notte, la più beata notte della mia vita,
sulla mia spalla riposò il tuo volto, ed era così intimo il piacere,
che il mio respiro musicò il tuo sonno.
Ti addormentasti, mia dolce creatura, dopo aver aggrinzito
\[il mio cervello
ed il mio cuore, con ansiose labbra di gioventù,
\[simile a un’ape
lussuriosa di nettare e profumo,
e queste tenebre delle tue ciglia
sono come cortine che mi chiudono alla luce del sole
\[e mi travolgono
in confusa vertigine alle soglie del tuo grave Paese.
\[Sì, una notte,
la mia unica notte, la più lieta, si chinò sul mio seno
\[la tua fronte
e vi raccolse il sogno delizioso ed il guanciale dell’eternità.